SENZA FINE - blog di Renata Rusca Zargar

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Andare al cinema. Considerazioni a margine del film: The circle

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Mon, May 15, 2017 13:38:01

Andare al cinema

Considerazioni a margine del film: The circle

Approfittando della promozione “Cinema2day” che consente di andare al cinema il secondo mercoledì del mese pagando solo 2 euro, ho deciso mercoledì scorso di trascorrervi la mia serata.

Confesso che non sono una grande appassionata di cinema, se si escludono i film storici, e che non metto piede in una sala da anni. La scelta della pellicola è stata orientata da ciò che era possibile alle ore 20 (due chance) e, quindi, ho privilegiato un soggetto, The circle, che, se non fossi stata spinta dalla casualità, non avrei mai scelto.

L’alto volume delle musiche e del parlato, lo schermo grande a cui non ero più abituata, la grafica colorata e moderna che fa apparire in primo piano i messaggi dei social, mi hanno fatto penetrare nella vicenda. Appassionante.

Il racconto è tratto da un romanzo distopico (contrario di utopia che descrive, cioè, una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista, spesso ambientata in un futuro prossimo, nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici) di Dave Eggers che, ovviamente, non ho mai letto.

Forse, il film non è quello che i critici si aspettavano (ho letto pareri negativi), eppure sollecita fortemente delle riflessioni alle quali, se si è onesti, non si può sfuggire.

La società tecnologica, i social, le telecamere sempre più piccole e quasi invisibili, tolgono la privacy alle persone, le fanno vivere ogni momento su un palco virtuale con milioni di followers (escluso tre minuti per andare in bagno).

Sembra, appunto, uno scenario apocalittico.

Eppure, questo “controllo” porterebbe a eliminare stupri, violenze, terrorismo, pedofilia… Tutti, essendo super osservati, sarebbero fermati prima di delinquere. La protagonista stessa viene salvata, mentre sta per annegare nella baia, da una telecamerina che la riprende.

Oggi, viviamo in un mondo davvero orribile. Escludendo le guerre e le calamità naturali che distruggono l’umanità, avvengono molti altri fatti atroci.

Ad esempio, dal 2006 al 2016, le donne uccise in Italia sono state 1.740, di solito per mano di un ex compagno, fidanzato o marito. Non parliamo, poi, degli attentati terroristici che falciano vittime del tutto innocenti e casuali…

Forse, a qualcuno, giustamente, darebbe fastidio essere “sorvegliato”.

Ma se ciò potesse servire a salvare altre vite umane, se potesse fermare il dolore delle famiglie di chi viene stuprato, torturato, ucciso, non ne varrebbe la pena?

La protagonista afferma, tra l’altro, che, se sappiamo di essere visti, ci comportiamo meglio, e questa è una verità innegabile. Diceva, molto tempo fa, il Profeta Maometto che una metà della popolazione deve essere soggetta alle leggi per comportarsi rettamente, mentre solo una piccola parte persegue il bene comunque.

Ragionare su questi fatti, che già stanno avvenendo (senza che ne abbiamo il governo), non può farci male.

Fermo restando che, persino nel film, i “padroni” di The Circle, che vantavano tanto l’utilità della trasparenza, mantenevano se stessi e le loro attività nella privacy più stretta!

Renata Rusca Zargar

http://salauno.it/the-circle-film-da-vedere-nel-2017-recensione-e-opinione/

http://www.liguria2000news.com/andare-al-cinema-considerazioni-a-margine-del-film-the-circle.html




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SE N SO Mostra a Valleggia (SV)

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Mon, May 15, 2017 13:32:31



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LEGGERE LA LETTERATURA CLASSICA PER DIVERTIMENTO

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Sat, May 13, 2017 18:35:19


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Poesie di Reynaldo Armesto Oliva da Cuba

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Thu, May 11, 2017 13:25:02

SE DISPARA

Pudo ser, mas hoy a mano

el recuerdo se dispara

bajo un cielo que declara

lo pasado ver lejano.

Al camino voy temprano

con fortuna, alzar la vista,

tarde gris fue la conquista

de buscar entierra ajena

un ritual que se encadena

presto a dar a quien desista.

REYNALDO ARMESTO OLIVA, CUBA



MORAL
EJA

Tras un viejo amanecer

se pospone la partida

temerosa, compartida

de callar y padecer.

Mal de si dejar de ver

desterrada la esperanza,

el murmullo que no alcanza

desistir de hacer el viaje

a quien cambia de equipaje

por inclinar la balanza.

REYNALDO ARMESTO OLIVA, CUBA





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RAGAZZE MIE di Lilly Ippoliti

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Wed, May 10, 2017 11:14:59


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Poesia di ANASTASIA

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Fri, May 05, 2017 17:15:15

Il mio istinto

Un istinto cieco iniettava nelle mie

pupille dilatate la tua sagoma di uomo ...

bello ...

dolce ...

affascinante ...

un eco gridava

le lettere del tuo nome

e io come una ragazzina alla sua prima infatuazione

mi immergevo in un oceano di

emozioni senza fine ...

la mia anima ormai inginocchiata

al tuo fascino si lascia cadere

petali di rosa speranza ...

la speranza di poter sentire la tua voce ...

sentire il calore ...

Fai morire dolcemente la mia anima

spogliandola di tutto

e la rivesti come vuoi tu...

o sennò la lasci così nuda

a piangere di emozioni fino a esplodere ...

Raccogli i miei petali di rose che

cadono dalla mia mente ...

ogni petalo ti donerà una goccia

delle mie lacrime di gioia

che vivo guardandoti con la mente ...

Anastasia




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IL CIELO SOPRA PIOMBINO

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Wed, April 26, 2017 11:13:30
Ieri mattina, a Buongiorno Regione, hanno trasmesso un servizio sul film: IL CIELO SOPRA PIOMBINO. Qui il link per vederlo:

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/libro-cielo-piombino-acciaio-giordano-lupi-e4732b88-cb12-44f5-8494-5977773e3a82.html




Noi ne avevamo già parlato al post:

http://senzafine.zacem-online.org/#post572




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DISCORSO PER LA PACE di Giuseppe Campolo

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Tue, April 25, 2017 15:18:07

DISCORSO PER LA PACE di Giuseppe Campolo (Sam Samideano).

LA SICILIA, L’ESPERANTO E LA CIVILTÀ

Il sistema sociale umano riflette il rapporto crudele che in natura hanno le creature per necessità di sopravvivenza, come individui e come specie. Sul pianeta in cui carne viva di carne viva deve cibarsi per esistere, gli antichi hanno interpretato strazio di agguati e tragico finire come volontà e gusto degli dei, tanto da giudicare necessaria la sottomissione tremenda di ritualizzare il sacrificio per ingraziarseli. Noi, sofisticati predatori specialisti nel condannare e nell’assolvere, mentre li spregiamo come barbari, continuiamo a pappare per catena alimentare. Su questa sfera di bellezza e morte, su Terra amata che ci uccide e pare che uccideremo, noi umani, con ostinato idealismo, abbiamo creduto di poter sovvertire il brutale processo dato con la civiltà della pace e della non violenza, equivocando. Lungo dramma del genere umano, trascendere il bruto! Da quando abbiamo provato a discostarcene, senza esserci riusciti se non a metà, gli antichi rimasti in noi ci dilaniano la psiche. E tale nostra tormentosa doppiezza interna, è specchiata nella falsa democrazia che conosciamo. L’uomo schizoide non può che produrre democrazia ipocrita, la quale non è altro che la pretesa assurda di regolamentare ciò di cui non riesce a liberarsi: il dominio; il quale sfugge a ogni regola, non riconosce che se stesso e non può rispettare nulla; il suo istinto primo è dilaniare, assecondando l’ancestrale dettato, con la soddisfazione piena di chi lo alberga e non è interiormente diviso, come invece i comuni mortali sono stati condotti a essere. Civilizzare il dominio è stata un’idea genialmente pazzesca, un esperimento di ibridazione che ha prodotto il mostro luminescente del dominio occulto. Questa è la chiave per capire il mondo di ieri e di oggi, la guerra e la falsa pace, i predatori e i predati della giungla verde e della giungla grigia, il mercato. Capire la tranquilla coscienza di chi opera il sacrificio sistematico delle bestie, commette genocidi, affama, conquista, si appropria, asservisce e fa scempio dei diritti, della giustizia e di ogni misericordia, godendone l’ebbrezza: egli è in coerenza assoluta con i principi violenti e spietati vigenti sin dalla Creazione; egli è di là dalle contraddizioni, perché tutto il suo essere partecipa della logica - geometrica, equilibrata e glaciale - spietatezza, immanente legge. Tutte le Carte Costituzionali in vigore riguardano la vecchia era del dominio ipocrita, nella loro genesi e nel loro contenuto. Quasi tutti quelli che oggi si fregiano del titolo di costituzionalisti, privi sorprendentemente di senso critico, non sono che degli studiosi di un codice obsoleto, che riguarda un altro mondo. Le Costituzioni non vanno aggiustate o aggiornate, ma rivoluzionate, sostituite; e perciò occorre un altro tipo di pensatori. Questi dell’avvenire, costituzionalisti non assuefatti, devono avere visione e genio, oltre che cultura critica. Ma non è tutto: devono possedere l’audacia delle grandi anime, per sconvolgere la concezione del giusto, i fondamenti del vivere, il nostro ristretto cielo e persino il modo di concepire la rivoluzione, sostanzialmente mentale. E forse neanche questo basta: occorre loro anche il coraggio di patire. La straordinaria unità di mente e cuore, che chiamiamo essere umano, non si rassegna e non può rassegnarsi alla sistematica crudeltà naturale e sociale; e non riesce a perdere l’aspirazione all’armonia. Quest’armonia viene denominata pace, snaturandone il senso. Pace non ha quell’alto significato che s’intende dargli. Pace è uno stato di non belligeranza, una tregua tra contendenti che tali restano; non è affatto una modifica definitiva della mente e della psiche; può essere più o meno duratura, ma non è un fatto evolutivo. Eppure, anche questa parola, pace, è ormai quasi vuota di significato; e gli imbonitori se ne avvalgono con insistenza, gli ingenui se ne beano. Gli altri ne hanno pudore. Tuttavia, chi non vede che non c’è una difficoltà oggettiva per mettersi d’accordo al fine di smettere ogni belligeranza e cominciare a collaborare sul serio, persone, comunità e nazioni? Non si nega qui che i più potenti vogliano l’unità, ma si afferma che vogliono l’unità dell’impero. Ecco su quale scoglio fu consumato il nostro naufragio. Dov’è il fervore diplomatico per giungere agli accordi necessari, fondamentali, definitivi? La diplomazia ancora si occupa di alleanze per rinsaldare schieramenti! Non per la pur misera pace. Da alcuni anni ascoltiamo e parliamo ai poeti, volendo credere che abbiano più sviluppati sensi percettivi. Voi, o poeti, che siete voce del popolo, è vostra la prima responsabilità di afferrare gli orizzonti ambigui della realtà, frantumando la cappa torbida che ottunde, e diventare voce per il popolo. Il poeta oggi non può permettersi di essere un trovadore, un procacciatore di diletto, spesso soltanto del proprio diletto. Egli è uno di quelli che devono preparare il mondo nuovo. Domandatevi, per favore, perché abbiamo accostato le due belle bandiere della Poesia e dell’Esperanto! Applicate attenzione al fatto che milioni di intelligenze nel mondo consumano il loro tempo per promuovere l’Esperanto. Oh, sì, si dice che l’Esperanto è fautore di pace! In realtà è stella, sole irraggiatore d’armonia. È un fulcro pronto, un giunto cardanico, un diapason per l’accordo delle anime. Ma siamo pratici. Sicilia Esperantista. Qui si reinterpreta il ruolo e la capacità d’azione dell’Esperanto. E Sicilia non è soltanto il luogo in cui l’idea e l’iniziativa nascono, ma è un simbolo, un riferimento senza concreto limite territoriale, una categoria della mente.

Miriadi di associazioni operano nel mondo per lo sviluppo civile, mentale e materiale. La loro azione, per quanto efficace possa sembrare, non è e non può essere risolutiva per il semplice fatto che tali operatori benemeriti sono scollegati fra loro, e per lo più non collaborano, come se partecipassero del regime di concorrenza che pure dovrebbe essere atteggiamento incompatibile con i loro assunti. Essi, che fanno sforzi immani per la società, contribuiscono a dare la sensazione che la democrazia sia in atto, senza di fatto attuarla; e fanno comodo. Eppure si tratta di un movimento stimabile in mezzo miliardo di persone. Una positiva forza senza pari che sottovaluta se stessa. Ma può salvarci. La Democrazia è essenzialmente collaborazione, la quale si deve imparare a esercitare. Nella collaborazione risiede la chiave dell’unica vera rivoluzione di tutti i tempi: la civiltà pacifica. Le rivoluzioni violente non sono rivoluzioni ma la riconferma, popolare o aristocratica che sia, del sistema vigente, primitivo, crudele e inumano, fondato sulla contrapposizione degli aspiranti al dominio. Attraverso l’Esperanto, per il suo intrinseco ideale di fratellanza e di operatività per l’attuazione della stessa, crediamo possibile catalizzare legami virtuosi fra chi opera per la civiltà, che è una sola. Tutte quelle che si dice hanno preceduto la nostra, e la nostra stessa, non sono affatto civiltà, ma barbarie, occorre prenderne coscienza. Dalla Sicilia parte questo invito sereno e sicuro. Non proclami di pace: collaborazione per la pace! Civiltà armonica. Democrazia di rango elevato. Se condividi ciò, sei Siciliano e sei Esperantista. La frammentazione delle associazioni va salvaguardata perché garantisce la loro indipendenza ed è una modalità essenziale della libertà democratica e del processo evolutivo. L'isolamento in cui ognuna opera può essere presto superato: tutte le associazioni del mondo che perseguono uno stesso fine potranno coordinare la loro azione. Una piattaforma di Sicilia Esperantista permetterà uno scambio istantaneo di informazioni, di appelli. Da qualsiasi paese del mondo parta un'idea, un'azione, immediatamente potrà essere accolta dovunque, pubblicizzata su scala planetaria. Le associazioni che non hanno un esperantista nel loro seno, si premurino a trovare un volontario che lo apprenda (i corsi sono gratuiti), affinché possano interagire con le altre sparse. Un giornale on line in esperanto che possa essere compilato e usufruito in ogni angolo del mondo, sarà l'informazione più libera mai concepita. Le problematiche sociali e le soluzioni possibili ivi compariranno. Le associazioni potranno tradurne nella lingua locale e versare sui loro siti quanto riterranno utile per una più capillare diffusione nell’ambiente in cui operano. Finalmente il fermento della buona volontà avrà il suo organo d’informazione; e non sarà la stampa dell’assassinio e dello stupro, dello scandalo e della menzogna. Il popolo dovrà pur passare qualche volta dalla cultura della disperazione alla cultura della soavità.

Sicilia Esperantista aderisce con reciprocità alle Istituzioni esperantiste, e a tutte le organizzazioni nazionali e internazionali con strutture tendenzialmente democratiche, le quali promuovano l’Esperanto e la pace, lo sviluppo sostenibile, l’ecologia, il rispetto della persona, delle etnie e di ogni essere vivente, così delle lingue e dialetti. Con tali Istituzioni, e con tutti i movimenti civili che si impegnano per la cultura e la cultura della verità, intende collaborare secondo il principio del “fare insieme ciò su cui siamo d’accordo”. Affiancherà tutte le Istituzioni che accettano di assumere come uno dei loro fini la divulgazione dell’Esperanto. Ciò nella prospettiva di creare, per quanto è possibile, unione delle forze operanti per lo sviluppo civile. Il montante associazionismo per lo sviluppo sostenibile, il crescente movimento ecologista e quello che chiede un argine al potere finanziario denunciando il signoraggio dovrebbero trovare i Comuni al loro fianco per scongiurare una separazione pericolosa, determinando un’opportunità di coesione nel cercare avanzati equilibri civili. Il termine Siciliano acquista qui una dimensione ideale, diventa un’appartenenza simbolica. Dovunque abiti, ogni persona che condivide questa lettura delle dinamiche sociali e il ruolo civilizzante dell’Esperanto per noi è Siciliano. Singole Intelligenze, Associazioni, Istituzioni, Comuni appropriatevi di Sicilia Esperantista. Nasce per questo. Non per prendervi, ma per essere presa.

https://www.youtube.com/watch?v=5JyNsDkm7es





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RAGNO, RAGNATELA, E UNA PICCOLA PROVOCAZIONE SU FACEBOOK di Guglielmo Loffredi

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Sun, April 23, 2017 12:54:07
RAGNO, RAGNATELA, E UNA PICCOLA PROVOCAZIONE SU FACEBOOK
di Gugliemo Loffredi

Giorno di Capodanno, nel mio garage zeppo fino a scoppiare, la luce del sole ha messo in evidenza una bellissima tela di ragno, ne sono rimasto semplicemente incantato. Una splendida geometria a spirale, ce ne sono di varie forme come pure esistono diverse specie di aracnoidi. Non è solo bella la struttura a maglie, miracolo della biofisica e ingegneria della natura, ma è soprattutto funzionale allo scopo di caccia e di protezione dello stesso ragno dai suoi predatori naturali. Nulla è lasciato al caso, dal ragno, da cui dipende la sua stessa sopravvivenza come: la scelta del luogo o per le dimensioni della ragnatela da realizzare. Gli ancoraggi della rete a maglie, formata dai fili prodotti da alcune ghiandole setifere, realizzano il giusto equilibrio meccanicodinamico di far aumentare la resistenza della maglia complessiva in funzione della pressione esercitata. Ciò accade quando insetti con dimensioni e pesi differenti si lanciano a diverse velocità sulla ragnatela. Questa breve dissertazione sul ragno e la sua tela, i veri esperti Aracnologi sorrideranno come minimo alla mia ingenua descrizione, mi permette però di poter cogliere una possibile metafora sulla rete a maglia del ragno, da calare nelle relazioni “amicali” che ogni giorno costruiamo sul Web, altra rete a maglia, ed in particolare sul social network Facebook. Nella ragnatela il punto focale del sistema è: “ l’ancoraggio” , mi domando quali sono i nostri ancoraggi , tra “noi amici” così ci definiamo su Facebook? Ancoraggi che ci permettono di confrontarci in modo adeguato, anche con chi non conosciamo? Su Facebook spesso restiamo sulla superficie delle cose, evitiamo di raccontarci, limitiamo al minimo l’esposizione del nostro pensiero, del nostro privato? Anche quando accade qualcosa di grosso e di grave ci scaldiamo quanto basta per cliccare sul “mi piace” . Possibile che su Facebook si
possono alimentare solo le relazioni con chi conosci di persona? Quali sono le risorse che sicuramente abbiamo e siamo capaci di esprimere fuori da Facebook: la visione del mondo, la fede religiosa e/o percorso spirituale, il pensiero politico, l’affettività, la modalità con cui incontriamo gli altri e molto altro. Sempre meno, purtroppo, ma ci sono coloro che portano novità, che commentano su Facebook, che diventano stimolo per gli altri. Alcuni sono “Like compulsive” alla ricerca perenne di attenzione, altri ancora sono i “replicanti” la stessa notizia o fotografia ritrasmessa fino all’esaurimento. Altri ancora scrivono fino allo spasimo, a ritmo continuo, una vera catena di montaggio. Non so come funziona tra i followers di Twitter ma su Facebook è abbastanza deprimente. Ovviamente tutti abbiamo bisogno di essere visibili, ascoltati, ma l’unico modo è quello di dare un po’ di noi stessi, di aprirci un po’ senza paura, evitando i fattori ostacolanti e tutte le supposizioni possibili.. Altrimenti la recita continua dietro il sipario, senza spettatori, ma nessuno è contento e il bisogno di comunicare resta solo nell’intenzione. Grazie ancora al ragno, che non conosco, che ci consente di utilizzare ancora il suo termine “ancoraggio” che è fissato molto bene e gli permette di affrontare le più diverse sfide. Per noi, possiamo approdare “all’ancoraggio di formazione” attraverso il quale possiamo incontrare gli altri in modo sereno, attraverso il nostro “chi siamo”, “da dove veniamo”, “dove stiamo andando”, “cosa impariamo”, “che cosa facciamo per imparare” . Gli altri possono essere gli stessi vicini di casa o altri più lontani: differenti per nazione, cultura, lingua, esperienza, religione. Questa differenza è una grande ricchezza, una opportunità forse non sempre considerata come un bene che ci fa crescere, uno scambio di reciproco vantaggio che su Facebook potrebbe emergere uscendo da un certo anonimato che talvolta è una prigione comoda, ma è pur sempre una prigione.




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Poesie di Reynaldo Armesto Oliva da Cuba

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Sat, April 22, 2017 15:44:50

TAN DIFERENTE

Un quizás, tal vez mañana

abrigue sin mucho enfado

de prisa, lo aventurado

la calma que luego emana.

Por breve lo que desgrana

estéril cualquier presente,

de arruga surcar la frente

sedienta nuestra garganta,

lo oscuro que siempre espanta

mostrarse tan diferente.

REYNALDO ARMESTO OLIVA, CUBA

SEGURO ESTOY

Voy detrás seguro estoy

de la liebre, tras el paso

sin que me importe el ocaso

al que diariamente voy.

Es cuestión saber que soy

del polvo, del universo

de la tonada y del verso

que abrigan amaneceres,

despertar con alfileres

de la moneda, el reverso.

REYNALDO ARMESTO OLIVA, CUBA



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PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E ARTE CONTEMPORANEA APOLLO DIONISIACO ROMA 2017

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Thu, April 20, 2017 17:21:31

Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea Apollo dionisiaco Roma 2017

Poesia in voce e Arte contemporanea in mostra al duecentesco Castello della Castelluccia

L'Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea, Polo di libera creazione, formazione, ricerca e significazione del linguaggio umano, poetico e artistico, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio dell’ANCI, della Regione Lazio e di Roma Capitale, Presidente fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, bandisce la IV Edizione 2017 del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”, senza scopo di lucro e volto alla valorizzazione del senso delle espressioni creative dell’umano, che apre alla partecipazione di opere in poesia e opere d’arte visiva, in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite, di autori e artisti di ogni età, formazione e nazionalità. Le opere sono attese entro il 10 Giugno 2017, all'indirizzo mail:
accademia.poesiarte@libero.it

L’evento artistico-letterario celebra l'infinità e la bellezza dell’arte in tutti i suoi linguaggi espressivi, luogo di sintesi fra dionisiaco inconscio e apollineo cosciente e rituale di rinascita d’identità e di mondo al divenire dei significati dell’umana verità.

La cerimonia di premiazione di tutti gli artisti selezionati, fra Arte in mostra, Poesia in voce, i trofei Apollo dionisiaco in pregiatissima fusione a mano del Laboratorio Orafo di Via Margutta in Roma, i Diplomi e le Critiche semiologiche alle opere, si terrà il 14 Ottobre 2017, presso il Salone del duecentesco Castello della Castelluccia in Roma. Il bando su: www.accademiapoesiarte.it







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PASTA E CINEMA a Piombino

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Wed, April 19, 2017 10:29:12

Venerdì 21 aprile ore 17

LIBRERIA COOP PIOMBINO

PASTA E CINEMA

con Fabio Canessa, Gordiano Lupi e Patrizio Avella

IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI

ALL'OSTERIA DEL CINEMA

di Fabio Canessa


Un pranzo di gala servito da due chef stellati: l'uno dirige da gran regista una sceneggiatura ricca e ben oliata della storia della pasta, accompagnandola con piatti succulenti, l’altro prepara ricette genuine di cinefilia militante, guidandoci alla scoperta di leccornie più o meno conosciute del cinema nostrano. Entrambi, alternandosi e integrandosi a vicenda, con reciproche e illuminanti incursioni nel campo del partner, contribuiscono a comporre un profilo dell'identità italiana, nutrita parimenti dalle ghiottonerie materiali del cibo e dai sogni dell’immaginario filmico (già coniugati nell’etichetta degli spaghetti western e nel titolo di uno dei maggiori film di Scola: Maccheroni). Il corto circuito tra i due percorsi è efficacemente rappresentato dalla rievocazione di Patrizio Avella dell’entusiasmo provato da due star di Hollywood come Douglas Fairbanks e Mary Pickford per il piatto di fettuccine che mangiarono al ristorante da Alfredo in via della Scrofa (potenza della toponomastica!) a Roma durante il loro viaggio di nozze, al punto da voler regalare all'oste due posate d'oro con dedica. A questo episodio Gordiano Lupi risponde innalzando a vessillo dell'italianità i celeberrimi maccheroni di Alberto Sordi, le cui smanie di americanofilo sfegatato svaniscono però alla comparsa della pasta di mamma. Segue una carrellata vertiginosa di paste su pellicola made in Italy: dalla cena sexy dell'ingiustamente dimenticato Un bellissimo novembre di Bolognini all'aristocratico pasticcio di pasta tagliato con cura dal Principe di Salina Burt Lancaster nel Gattopardo di Visconti, mentre ai maccheroni tentatori di Un americano a Roma di Steno si contrappongono quelli avvelenati, vomitati dal sottoproletario Nino Manfredi in Brutti, sporchi e cattivi di Scola (e Manfredi inghiottirà anche gli spaghetti al nero di seppia in La mazzetta di Corbucci, indigesti piatti svizzeri in Pane e cioccolata di Brusati e gli Spaghetti house di Paradisi). Se Avella non dimentica le serie tv, abbinando gli ziti a I Soprano, Lupi celebra il neorealismo delle mondine nelle risaie di Riso amaro di De Santis, per innestare il mito della pasta nella fatica del lavoro che ha caratterizzato l’Italia del dopoguerra. Perché il cinema ha saputo trasfigurare i morsi della fame in salsa agrodolce e immortalarli in sequenze emblematiche come quella di Miseria e nobiltà di Mattoli, dove l’ingordo Totò si riempie le tasche di spaghetti. Pasta e cinema vanno a braccetto per tutte le pagine di questo libro, tra gustose illustrazioni e locandine d’epoca, a garantire un menu abbondante e sopraffino, che sfaccetta le varie intersezioni dei due mondi: così per la pasta l’abbinamento con il film risulta felice quanto quello con il parmigiano, connubio di cui Avella rintraccia l’origine nel Decameron di Boccaccio. Se Avella fa sfilare Dante e Garibaldi, Federico II e Lucrezia Borgia, Prezzolini e Flaiano, Marconi e Bellini (gli spaghetti alla Norma), Lupi contrattacca con Marco Polo, Giuseppe Berto e Pier Paolo Pasolini, Ercole Patti e Tomasi di Lampedusa. Mentre il gastronomo snocciola con un’affabulazione accattivante il percorso diacronico della pasta, scovando le etimologie e inanellando la cronologia storica, il cinefilo mette in evidenza la sincronia dell’associazione con il sesso, sottolineando quante volte il cinema abbia condito il cibo di erotismo. Tra le righe, Lupi regola i conti anche con la miopia dei critici (troppo spesso approssimativi e disinformati, talvolta in mala fede, di frequente cialtroni), rivalutando giustamente lo struggente Anonimo veneziano, cogliendo finemente le tracce di Pascoli e De Amicis nel melò pasoliniano Mamma Roma e scovando nel Sordi crepuscolare di Incontri proibiti la citazione del piatto di maccheroni del giovanile Nando Moriconi. L'abilità dei due cuochi si misura nel cucinare i loro manicaretti evitando gli stucchevoli accademismi da nouvelle cuisine, i sughi pesanti delle metafore (magari potevano fare un’eccezione per La grande abbuffata di Ferreri e per Lunga vita alla signora di Olmi) e i grassi saturi del fast food. Avella ricorda che le famiglie nobili del Rinascimento “ordinavano ai loro cuochi di realizzare un tipo di pasta che riportasse il loro stemma, con lo scopo di rammentare ai commensali l'importanza della loro famiglia e per riaffermare il proprio dominio sul territorio”. Sul disegno dello stampino di Avella e Lupi, il commensale lettore troverà, su una tavola apparecchiata con gusto e sobrietà, le insegne della passione, della curiosità e della competenza. Buon appetito e buona visione.

Fabio Canessa



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EN PLEIN AIR Mostra Collettiva a Pinerolo

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Wed, April 19, 2017 10:15:05

Stradale Baudenasca n.118, 10064 Pinerolo (To)

Tel 333 4249372

http://www.epa.it

#PINEROLO SI RACCONTA

nell’ambito del progetto Nel segno del Sacro

L’ Associazione En Plein Air Arte Contemporanea organizza la mostra collettiva #SPES PERGRAZIARICEVUTA presso la Chiesa di Sant’Agostino Via Principi D’Acaja Pinerolo a cura di Elena Privitera, Luca Storero e Giovanni Fasulo

Sabato 22 aprile

Ore 16 inaugurazione Mostra > domenica 25 giugno 2017

Orario di visita : domenica 10>12 15,30 >18,30

Visite guidate su appuntamento tel 333 4249372 o epa@epa.it


In contemporanea sarà presentato il lavoro di restauro del rosone esterno della Chiesa eseguito a cura del Lions Club Pinerolo Acaja.

seguirà alle ore 18:

Presso il Museo Civico Etnografico di Pinerolo Palazzo Vittone piazza V.Veneto 8 mostra Nel segno del sacro – percorsi devozionali nel mondo contadino pinerolese esposizione ex voto nati dalla tradizione popolare e la religiosità del mondo semplice e autentico di una società che incarnava i concetti di un dialogo profondo con la spiritualità e le vicissitudini della vita.

domenica 23 aprile alle ore 15 presso il Santuario Santa Maria delle Grazie visita guidata agli ex voto ospitati dal Santuario a cura di Mario Marchiando Pacchiola

ARTISTI:

Velio Aresu Sassari, Lidia Bachis Roma, Alessandra Baldoni Perugia,

Veronica Bronzetti Rimini, Caterina Bruno Cavour, Marco Casolino Roma, Anna Maria Colace Torino,Carla Crosio Vercelli, Marco Da Rold Pinerolo, Ronit Dovrat Haifa,Domenico Doglio Pinerolo, Elisa Filomena Torino,Giò Gagliano + Diego Pasqualin Vercelli, Laura Govoni Ferrara,Tere Grindatto Pinerolo, Marco Lavagetto Genova, Erika Lecchi Bergamo, Margherita Levo Rosenberg Genova, François Nasica Nizza, Andrea Nisbet Torre Pellice, Mario Pasqualotto Barcellona, Serghej Potapenko San Pietroburgo, Marco Rebor Pinerolo, Gerardo Rosato Torino, Anna Maria Scocozza Roma, Luca Storero Pinerolo, Alejandro Ventura Argentina, Sabina Villa Pinerolo

Religiosità popolare e arte contemporanea, devozione antica e cultura moderna. Il tutto dentro uno spazio simbolico come la chiesa di S. Agostino, nata come voto popolare di tutta la Città all’epoca della peste del 1630. Questi gli ingredienti di Spes. Per grazia ricevuta il nuovo progetto di En Plein Air. Una mostra che parte dal ricco materiale degli ex-voto delle chiese pinerolesi e lo reinterpreta attraverso l’occhio critico dell’arte contemporanea. Una mostra dentro uno scenario straordinario, come la chiesa di Sant’Agostino, dalle cui mura trasudano quattro secoli di spiritualità, gusto artistico e bellezza. Ancora una volta En Plein Air riesce a stupire, suscitare emozioni e riflessioni che toccano le corde più profonde della nostra umanità. Dunque molto più di una mostra. Un invito a riappropriarsi di un luogo del cuore per la Città, che ha raccolto quattro secoli di storie personali, di speranze, gioie e dolori. Un invito che rivolgiamo a tutta la Città. Perché la speranza, la grazia e la bellezza continuino a vivere anche nel mondo di oggi.

Martino Laurenti

Assessore alle politiche culturali e di cittadinanza attiva

Obiettivi dell’associazione en plein air:

Crediamo, che il linguaggio dell’arte contemporanea rappresenti il collante, la sottile liaison attraverso la quale il passato ed il presente s’incontrano e dialogano nella consapevolezza che l’attualità si ripete, l’oggi volge sempre lo sguardo ad un futuro imminente con le sue contraddizioni e incertezze.

Facendo riferimento alla presenza presso il Santuario di Maria Madre della Divina Grazia e Regina della Pace, che i pinerolesi conoscono come “Madonna delle Grazie” di un numero considerevole di ex voto simbolo di fede, di credenze e di un desiderio estremo di esorcizzare il vissuto, l’accaduto, quando tutto presagiva un disastro imminente, più mani inesperte hanno dialogato con tavolozze, improbabili prospettive di ambientazioni semplici, testimonianze genuine ed umili di vita che trasudano di emozioni: dedizione, dolore, amore e rinascita, quasi un satori un’euforia di gioia.

Il percorso prevede un fil rouge una processione metaforica tra due chiese storiche unite, oltre che dalla stretta vicinanza, da una scala, una salita o discesa interiore che porta alla speranza, alla luce un’umanità che vive l’esperienza del sacro attraverso comportamenti, riti e simboli.


L’arte contemporanea sarà un tramite, un mezzo per esplorare l’aspetto suggestivo atavico che accompagna ed ha accompagnato l’umanità che crede fermamente o ingenuamente nell’imminente, nel fato o destino, nell’intervento superiore, indagando per certi aspetti sulle più evidenti e plausibili paure da esorcizzare.

L’arte contemporanea può a nostro avviso esplorare l’altro aspetto della devozione che accomuna i popoli allo scopo di evidenziare la natura quasi pagana degli ex voto, espressione di un’aspirazione naturale e “selvatica" alla trascendenza, dove la divinità lascia il posto alla natura e ai suoi elementi.

Con umiltà e commozione intendiamo offrire una speranza al pubblico, ai giovani, ai meno giovani, a tutti coloro che amano la vita, speranza colta e riletta a sua volta da artisti contemporanei sensibili e stimolati dall’ insondabile .

Il progetto intende quindi invitare, il cittadino e il turista, a mettere in atto un percorso culturale più incisivo, aperto, itinerante, mistico e completo: dove l’antico e il moderno, e le varie espressioni culturali e identitarie dialogano piacevolmente.


In collaborazione con :

Città di Pinerolo Ass. alla Cultura

Regione Piemonte

Torino Città Metropolitana

Comune di Cavour

Comune di Piscina

Comune di Pinasca

Centro Arti e Tradizioni Popolari del Pinerolese

Associazione Museo Parrocchiale di Cavour

Associazione Amici del Museo I Rubat di Piscina

Associazione Museo Abitare in Valle Pinasca


Un dettaglio dell'installazione per la mostra di Margherita Levo Rosenberg:

un PENSIERO VIAGGIATORE




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Poesia di Anastasia E IO SONO

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Tue, April 18, 2017 10:42:02

E io sono ...

E io sono quel fiore che piange

dal quale scivola purezza ...

la purezza innocente di un fiore

che non ha più acqua per specchiarsi ...

per guardarsi …

sono rugiada che scintilla

mentre lascio che

il vento

mi culli senza farmi male

Sono essenza di profumo di un fiore

che non sa dove girarsi per

guardare l immensità del sole,

della sua luce ...

resto lì ad ascoltare i miei petali

così belli,

colorati del colore del mare

dipinti da parole che non so ...

dai suoni delle parole che

non posso ascoltare

mentre sono immersa nell’immensità

della luce che emano

e delle creature che volano

sul mio fiore

per intonare melodie a me sconosciute

e richiamare la mia attenzione


Anastasia


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AMORE CONTESO di Francesco Di Ruggiero

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Mon, April 17, 2017 10:26:41

AMORE CONTESO

Dalla finestra della mia stanza

i colori della natura mi rimbalzano agli occhi.

La perfezione raccontano dell’Autore.

In cielo gli uccelli intrecciano voli cinguettando.

Sui fiori in attesa baciati dal sole di nettare avide danzano le api.

Giocano a rincorrersi le farfalle dai variopinti colori.

Ogni cosa che guardo pulsa vita.

Armonia e ordine rispondono a leggi già scritte,

ma guardo le mie mani che non riesco a stringere,

i piedi che non camminano,

allora Ti cerco Signore prima con il pensiero

poi con l’urlo dei miei perché.

Il silenzio accarezza risposte mentre una lacrima scivola via,

a raccogliere, della mia storia un amore conteso.

La speranza nasce lacerandosi

per crescere nell’attesa di un domani diverso.

Ti inseguo con il cuore

perché mi insegni che il dolore ha le sue stagioni,

dietro l’angoscia del venerdì di passione e di morte

c’è l’aurora di liberazione.

Tu "lavori" anche dal buio di un sepolcro.

La Tua resurrezione apre il mio cuore al volo

e anche se domani sarà come ieri,

il giorno mi apparirà meno grigio.

Guardando allora le mie mani e i miei piedi

penserò a Te inchiodato sulla croce

poi schiodato dall’amore di un Padre

più grande della mia comprensione.

Ma solo nel giorno da Te conosciuto

correrò veloce dietro i miei sogni per cercarti.

Sarò come il seme nella terra disperso

in attesa che alla vita esploda la sua forza

e mi contagi con il suo germoglio.

Suggellerà un’intesa l’incontro

e il cuore già fin d’ora danza di riconoscenza.


Francesco Di Ruggiero




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