SENZA FINE - blog di Renata Rusca Zargar

SENZA FINE - blog di Renata Rusca Zargar

Più robot e meno uomini, ecco l'Italia tra dieci anni

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Sat, February 18, 2017 14:21:22

Studio Aica-Sda Bocconi: per l'87% dei manager l'impatto più forte sul lavoro si avrà a livello operaio-impiegatizio. Per il 92% a rischiare grosso saranno le attività intellettuali. "Investire in e-skill unica soluzione alla crisi occupazionale"

di Federica Meta

http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/45838_piu-digitale-e-meno-lavoro-ecco-l-italia-tra-dieci-anni.htm

Il prossimo decennio potrebbe caratterizzato da una crisi occupazionale dovuta alla sempre maggiore diffusione delle macchine e del digitale in tutti i settori lavorativi. E' la considerazione contenuta nella ricerca "Il futuro del lavoro nella società digitale" commissionata da Aica e condotta da Sda Bocconi, School of Management.

Dall’indagine è emerso innanzitutto che le aziende cavalcheranno le opportunità della tecnologia ma sentono, per il 69%, anche la responsabilità di preoccuparsi dei livelli occupazionali in diminuzione.

“L’80/90% dei manager e i direttori delle risorse umane prevedono che il lavoro impiegatizio e degli operai rischia di scomparire e in parte anche quello concettuale ha prospettive di diminuire. E nell’arco di dieci anni si cominceranno a vedere i primi effetti. Per questo le aziende stanno investendo per cercare di contrastare gli effetti dell’automazione. Anche se oggi possiamo già vedere computer che fanno investimenti finanziari, l’aumento della formazione a distanza e altri fenomeni che progressivamente riducono il lavoro di diverse categorie” spiega Alfredo Biffi, professore Sda e curatore della ricerca insieme a Pierfranco Camussone. Secondo gli esperti c’è comunque forte incertezza su quello che potrà succedere sia in una logica aziendale sia a livello economico e sociale.
Ma quali saranno gli effetti sui diversi ambiti lavorativi? Aggregando i dati di tutti gli intervistati, emerge come l’impatto, visibile fin d’ora, entro 10 anni genererà la crisi occupazionale in modo sensibile. Un impatto più forte della sostituzione uomo-macchina si avrà a livello di attività operative fisiche (87% dei rispondenti) o intellettive (92%) ma subiranno un effetto sostituzione anche quelle concettuali di livello (51%).

In questo contesto da sottolineare il fatto che i giovani non hanno comunque una netta tendenza a scegliere il settore Ict come ambito lavorativo futuro, ma si distribuisco sui settori dei rispettivi ambiti di studio. Per ridurre i rischi occupazionali e rilanciare il lavoro, secondo i manager, è necessario comprendere quali comptenze sono necessarie a un modello di sviluppo che si sta trasformando e, conseguentemente, decidere quali far emregere attraverso percorsi di formazione e qualificazione delle competenze non solo digitali.

“Investire sulla formazione scolastica e universitaria prima e sull’aggiornamento professionale poi rappresenta una scelta obbligata nel contesto di digitalizzazione dei processi aziendali che stiamo vivendo - sottolinea il presidente di Aica, Giuseppe Mastronardi - Per essere in grado di dominare il cambiamento, anziché subirlo, occorre dotarci di strumenti culturali e operativi che ci consentano di rapportarci in modo efficace a un mercato del lavoro in continua trasformazione. Investire nella costruzione di una cultura digitale è perciò importante tanto quanto investire in asset di materiali e tecnologie".



  • Comments(0)//senzafine.zacem-online.org/#post541

COMUNICATO STAMPA di Mondo in Cammino sul problema del foraggio radioattivo in Val di Vara

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Thu, February 09, 2017 19:22:29
Comunicato stampa di Mondo in cammino sul problema del foraggio radioattivo somministrato alle vacche di un'azienda agricola della Val di Vara. Secondo noi un problema da non sottovalutare. Qui il comunicato stampa:

http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=2425.0

La segreteria di Mondo in cammino
www.mondoincammino.org


(Suggerirei di leggere attentamente il comunicato perché, a quanto dicono i medici, ai tempi di Chernobyl, la Liguria, per la sua conformazione a ferro di cavallo, è stata particolarmente colpita dalle radiazioni.
Tanto è vero che le patologie della tiroide sono aumentate in modo esponenziale. Risulta persino che a molte donne, che non avevano mai avuto in famiglia questo tipo di problema di salute, sia stato trasformato il DNA e i loro figli abbiano tutti sviluppato le patologie della tiroide. Nota della blogger)



  • Comments(0)//senzafine.zacem-online.org/#post531

da AVAAZ: firma per salvare l'accordo globale sul clima

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Wed, November 16, 2016 16:22:25

Tra 67 giorni Trump diventerà Presidente e potrà iniziare la sua guerra contro l’accordo globale sul clima. Ma prima che distrugga tutto quello per cui abbiamo lottato, questa settimana possiamo convincere i governi ad accordarsi su un piano concreto per una transizione verso le energie pulite.

Germania, Cina, India, Brasile e anche l’Italia, assieme ai paesi più a rischio per il cambiamento climatico, stanno partecipando ad un vertice per definire nei dettagli il loro impegno per il clima: se interveniamo ora in massa possiamo spingerli a mettere al sicuro il piano per il 100% di energie pulite, usare la loro influenza per farlo rispettare anche agli USA, e affrettarsi a spingere l’economia mondiale verso soluzioni sostenibili, un processo che Trump non potrà fermare.

È possibile ottenere una nuova presa di posizione inequivocabile sulla lotta ai cambiamenti climatici, anche a prescindere da quello che farà Trump. Rendiamo questo appello enorme, per dimostrare che combatteremo fino alla fine per tutto ciò che amiamo -- lo consegneremo direttamente ai governi.

Firma per salvare l’accordo di Parigi, e inoltra questa email a tutti!


Donald Trump pensa che il cambiamento climatico sia una bufala, ha deriso l’accordo di Parigi, e una delle prime cose che ha fatto è stato scegliere un negazionista del clima legato alle multinazionali del petrolio come consigliere sull’ambiente!

Ma Parigi è già entrato in vigore. Le nazioni più vulnerabili ai cambiamenti del clima stanno guidando la carica per farlo rispettare e ieri la Germania ha annunciato un piano molto deciso di tagli radicali alle emissioni. Soprattutto, la Cina c’è. Ha capito i benefici della chiusura delle vecchie centrali a carbone e sta battendo ogni record nel campo delle rinnovabili.

Quando prenderà il potere, Trump potrebbe far uscire gli USA dalla convenzione sul clima dell’ONU. Ed essendo il Paese più inquinante al mondo, questo avrà un enorme impatto su tutti noi. Ma farlo sarà un incubo burocratico per lui, potrebbe metterci anni. Per questo dobbiamo far sì che il resto del mondo acceleri, anche se lui farà rallentare gli Stati Uniti.

Insomma, non possiamo permettere che questo miliardario ignorante blocchi l’unica strada possibile per salvare il pianeta. Dobbiamo puntare tutto per far restare il mondo intero su quella strada.


Firma ora per far ribadire ai nostri politici l’impegno per il pianeta, e inoltra a tutti!

L’accordo storico di Parigi l’abbiamo reso possibile tutti assieme. Abbiamo marciato, donato, firmato, e obbligato il mondo ad ascoltare. Abbiamo spinto buoni leader a diventare campioni del clima e abbiamo complicato la vita a chiunque volesse fermare il progresso. Parigi è sempre stato un punto di partenza. Abbiamo ancora tanto da fare per salvare tutto ciò che amiamo. Ma se si blocca ora, perderemo la migliore speranza di cooperazione internazionale sul clima. Dobbiamo agire questa settimana.


  • Comments(1)//senzafine.zacem-online.org/#post460

DALLA TERRA ALLA TAVOLA, 7 ottobre, Savona

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Sat, October 01, 2016 12:27:24

BOTTEGA DELLA SOLIDARIETA'
COOPERATIVA SOCIALE

GAS SA
CONSUMO CRITICO A SAVONA


Incontro pubblico

DALLA TERRA ALLA TAVOLA

STORIA DELLA COOPERATIVA IRIS:

COME CURARE LA TERRA,

LE PERSONE E IL MONDO

a raccontarla

MAURIZIO GRITTA, presidente

e

FULVIA MANTOVANI, vicepresidente della cooperativa

VENERDI 7 OTTOBRE 2016

ORE 17,30 -19,30

SALA MOSTRE della PROVINCIA

via IV Novembre, Savona




  • Comments(0)//senzafine.zacem-online.org/#post422

ENEL: senza elettricità dal 31 agosto al 20 di settembre

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Thu, September 22, 2016 18:46:54

Misteri dell’Enel

In data 31-8, causa un abbassamento della potenza elettrica relativamente a un appartamento dove mia figlia Zarina vive con altre studentesse a Padova, siamo venuti a sapere dall’Enel, operatore di riferimento, che non erano state pagate ben tre bollette mai pervenute al domicilio per un errore di indirizzo. Fermo restando che le cinque studentesse potevano anche chiedersi come mai non ci fosse più da pagare la luce (non ci faranno più pagare perché siamo brave a scuola?), ci siamo subito attivati. Infatti, mia figlia ha un’agguerrita squadra di genitori (pessima combinazione italo-indiana!) al suo servizio. Essendo la pregevole studentessa impegnata con un difficile esame, ho pazientemente telefonato personalmente all’Enel, ascoltando tutto ciò che dovevo fare e ho fatto quanto richiestomi con la massima precisione.

Avendo pagato tutto il 31 / 8, la potenza elettrica, però, non è tornata (praticamente non si poteva fare la lavatrice, asciugarsi i capelli, ecc.). Nonostante le numerose telefonate e rassicurazioni del centralino, addirittura, in data 19-9 la corrente elettrica è stata bloccata del tutto (buio pesto, no internet –non sembra ma all’università si fa tutto su internet, ecc.).

Dopo ulteriori telefonate e visite all’ufficio, ho spedito la seguente mail, comunicando anche che l’avrei divulgata ai giornali.

Osservo, infine, che abbiamo avuto tali difficoltà in tempi di “libero mercato”. Se Enel fosse stato l’unico operatore, forse, ci sarebbero toccate anche 100 frustate a testa nella Piazza delle Erbe a Padova.

20-9-2016

Spett. Enel,
In data 31/8/2016 mia figlia che vive con altre studentesse a Padova, si è accorta dell'abbassamento dell'elettricità. Telefonando al numero 800900800, abbiamo saputo che non erano state pagate ben tre bollette. Io personalmente, da Savona, dove vivo, per non far perdere tempo a mia figlia che aveva un esame importante, ho fatto tutto ciò che mi é stato detto dal numero 800900800:
1) pagare immediatamente le tre bollette con gli importi suggeriti dal call center, in quanto le ragazze non avevano mai ricevuto le bollette per un errore
2) fatto un fax al numero 800900179 con le tre ricevute in un solo foglio perché si capisse che era lo stesso cliente
3) richiamare il call center per dire che tutto era stato fatto (31/8/2016).
Tutte le persone del call center -sempre diverse- sono state gentilissime ma, evidentemente, scherzavano perché mi é stato detto che era tutto a posto e che in massimo 24 ore l'elettricità sarebbe stata ripristinata. Mia figlia, intanto, ha dovuto farsi ospitare da un'amica perché era impossibile studiare senza un ventilatore, senza internet ecc. (lo so che i tempi moderni sono brutti ma io non sono in grado di cambiarli, se voi sapete come si faccia a tornare al lume a petrolio, io sono molto d'accordo).
Inutile perdere altro tempo, in sintesi: nonostante le mie molte telefonate e le gentili rassicurazioni delle telefoniste (che pensassero che siamo a carnevale e che le persone anziane come me devono essere tenute allegre?), non solo non è tornato il pieno servizio ma addirittura ieri é stata tolta completamente l'elettricità. A fronte del fatto che chi uccide, in Italia, se é proprio sfortunato, fa pochi anni di carcere, chi per errore -stupido sono d'accordo - non ha pagato le bollette ma ammette l'errore e paga, perché si deve vedere comminato l'ergastolo ostativo?
Non esiste il perdono da parte di Enel? Questa mattina mia figlia é andata nel vostro ufficio a Padova e le é stato detto di scrivere a voi con le ricevute delle bollette in allegato pagate il 31/8/2016. Nel frattempo, mio marito ha rifatto il fax: non più in una pagina le tre bollette (dove era scritto chiaramente 1-2-3) ma una pagina per bolletta caso mai qualcuno non sapesse leggere i numeri. Poi telefonerò allo 0498774117 per informare della mail. Se non vi è di troppo disturbo, potete prendere in seria considerazione le nostre richieste?
Renata Rusca Zargar

In data 20-9-16, dopo 21 giorni (!) è stata inventata di nuovo la luce!



  • Comments(1)//senzafine.zacem-online.org/#post417

TURIN ISLAMIC ECONOMIC FORUM 2015, 19/20 ottobre 2015

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Tue, October 06, 2015 19:19:58

TURIN ISLAMIC ECONOMIC FORUM 2015

2nd TIEF 2015
Importante evento organizzato dalla Città di Torino, il prossimo Turin Islamic Economic Forum 2015, che si terrà a Torino il 19 e il 20 ottobre 2015.


Nel novembre 2014, con la prima edizione, Torino ha realizzato un evento internazionale che ha coinvolto circa 450 delegati offrendo l’opportunità agli stakeholder locali di incontrare i più importanti attori della finanza e dell’economia appartenenti a paesi islamici che operano a livello mondiale. I positivi riscontri del TIEF 2014 e della tavola rotonda sul Modest Fashion (GIES Roundtable Serie IV) organizzata con Thomson Reuters, Dubai Chamber e Dubai Islamic Economy Development Centre lo scorso 28 luglio a Torino, ci portano oggi alla seconda edizione del TIEF. Mentre la prima edizione del TIEF ha rappresentato una introduzione generale alla finanza islamica, il prossimo evento si concentrerà sul legame tra finanza e attività economiche.
L’agenda, attualmente in costruzione, si sviluppa su tre principali tematiche:
- Finance/Finanza - Food/Cibo - Fashion/Moda

Seguite il sito dell'evento www.tief2015.org in fase di aggiornamento, dove potrete trovare tutte le informazioni relative a questa nuova edizione e visionare i materiali di quella passata.




  • Comments(0)//senzafine.zacem-online.org/#post279

LA MODA HALAL IL 28 LUGLIO A TORINO

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Thu, July 16, 2015 20:33:09
La moda halal arriva a Torino!

da http://www.lafinanzaislamica.it/

É il primo evento del suo genere in Italia, e si terrà il 28 Luglio a Torino. Si tratta di una tavola rotonda sulla moda halal, o modest fashion, promossa dal Global Islamic Economic Summit, con la strategica partnership del Comune di Torino e di CRT.

La tavola rotonda vuole fare una mappatura degli attori e delle realtà imprenditoriali che oggi giocano un ruolo importante nella moda islamica, ma vuole anche aprire un dibattito etico sulla necessità di stabilire degli standard del settore di nicchia della moda halal.

Nel 2013 il mercato dell’abbigliamento e della moda è aumentato dell’11,9%, raggiungendo i $266 miliardi. Si stima che entro il 2019 i miliardi raggiunti saranno $488.

I paesi protagonisti di queste cifre saranno la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, l’Indonesia e l’Iran. In questo segmento, la moda halal sta acquisendo grande notorietà e un’importante diffusione. Non é un caso che questo evento si svolga a Torino.

L’attenzione si é spostata sul nostro paese dopo che il Rapporto sullo Stato Globale dell'Economia Islamica (http://www.lafinanzaislamica.it/lindustria-halal-record-37-trilioni-litalia-top-3-nel-settore-moda/) di quest’anno ha collocato l’Italia tra i primi tre paesi al mondo secondo l’“Halal Fashion Indicator”. L’evento torinese sarà un’importante occasione d’incontro tra stilisti e imprenditori internazionali, protagonisti della moda halal con imprenditori Italiani.



  • Comments(1)//senzafine.zacem-online.org/#post263

Nestlé India

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Fri, June 05, 2015 12:12:45
Nestlé India, ritirati gli spaghetti Maggi: “Contengono piombo oltre limiti di legge”

L'ispettorato dell'Uttar Pradesh ha rilevato la presenza di glutammato monosodico. E ulteriori analisi hanno riscontrato la presenza del metallo. In alcuni Stati indiani ora è vietata la vendita del prodotto. La multinazionale: "Presenza di piombo entro i limiti consentiti"

di China Files per il Fatto | 4 giugno 2015

Nestlé India è finita al centro di uno scandalo sulla sicurezza alimentare in India, a causa di uno dei suoi prodotti di punta, gli spaghetti istantanei Maggi, popolarissimi nel Paese asiatico. Tutto è cominciato con un controllo di routine da parte dell’ispettorato dello stato dell’Uttar Pradesh (Up), che operando test su alcuni campioni di Maggi raccolti in un negozio di Barabanki ha rilevato la presenza di glutammato monosodico, succedaneo del salenon indicato tra gli ingredienti nella confezione. Nestlé, opponendosi al risultato dei primi test, ha chiesto che gli stessi campioni venissero analizzati in un centro specializzato a Calcutta.

La scorsa settimana i risultati dell’ultimo test sono stati resi pubblici, confermando non solo la presenza di glutammato nei noodles, ma anche quantità di piombo – metallo pesante cancerogeno – decisamente superiori ai limiti consentiti dalle norme vigenti. Le leggi indiane prevedono un limite di piombo nei cibi fissato a 0,001 parti su un milione; secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, dodici dei tredici campioni contenevano 17 parti di piombo su un milione.

La notizia ha immediatamente fatto il giro del paese, dando l’inizio a un domino di reazioni da parte delle varie istituzioni degli stati federati indiani. Lo stato del Kerala, per primo, ha ritirato tutti i Maggi distribuiti dai quasi 2000 punti vendita statali, vietandone la vendita fino a ulteriori accertamenti. Misura seguita parzialmente mercoledì 3 giugno dal governo di New Delhi(governo locale, non nazionale), che ha ordinato a Nestlé India di ritirare tutti i Maggi dello stock incriminato, rimpiazzandoli con nuovi (sui quali verranno effettuati nuovi test a campione), mentre gli stati di Uttarkhand, Jammu e Kashmir e Gujarat hanno esteso il blocco della vendita di Maggi fino a data da destinarsi.

Nel frattempo, in tutto il paese si sta procedendo a una serie di test sugli spaghettini istantanei, prendendo campioni anche dalle marche concorrenti di Nestlé India, che nella giornata di giovedì ha chiuso perdendo oltre sei punti percentuali alla borsa di Mumbai.

La polemica ha investito anche alcune star dell’industria cinematografica di Bollywood, ree di aver prestato il proprio volto alla promozione di un prodotto potenzialmente cancerogeno. Una Corte dello Stato del Bihar ha infatti citato in causa sia i dirigenti di Nestlé India, sia tre volti noti del grande schermo indiano: Madhuri Dixit, Preity Zinta e Amitabh Bachchan. Le accuse: atto in malafede con rischio di diffusione di malattie o infezioni, vendita di cibo o bevande nocive, vendita di un prodotto dalla preparazione differente da quanto indicato, truffa e raggiro. I giudici non hanno escluso, in caso di necessità, l’arresto delle tre star.

Amitabh Bachchan si è difeso chiarendo a mezzo stampa di aver smesso di fare pubblicità dei Maggi più di due anni fa; Madhuri Dixit, dopo un incontro con i rappresentanti di Nestlé India, ha ribadito le rassicurazioni sulla sicurezza e sulla qualità del prodotto. Entrambi gli attori hanno confermato la volontà di cooperare pienamente con le indagini della autorità. Preity Zinta ha affidato le sue reazioni a Twitter, lamentandosi di esser stata coinvolta in questa polemica per uno spot girato 12 anni fa: “Pensate che [gli inquirenti] possano presentare dei campioni [di Maggi] di 12 anni fa?”

Nestlé India in un comunicato ha spiegato: “Abbiamo inviato campioni di Maggi prelevati da almeno 600 different stock per ulteriori test da parte di laboratori indipendenti, che si aggiungono alle nostre analisi interne operate su oltre mille stock, per un totale di oltre tre milioni di confezioni. Tutti i test hanno rilevato livelli di piombo ben al di sotto dei limiti consentiti dalla legge”.

Nella notte di giovedì 4 giugno, invece, la retromarcia. Nestlé India, “nonostante i Maggi siano sicuri”, in un nuovo comunicato dichiara di aver deciso di togliere temporaneamente dagli scaffali di tutto il paese tutte le confezioni di spaghettini istantanei, per fronteggiare “gli sviluppi recenti che hanno portato a preoccupazioni infondate circa la qualità del nostro prodotto, creando una situazione di confusione per il consumatore”.

di Matteo Miavaldi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/04/nestle-india-ritirati-gli-spaghetti-maggi-contengono-piombo-oltre-i-limiti-di-legge/1748826/



  • Comments(0)//senzafine.zacem-online.org/#post242

LE GUERRE ECONOMICHE

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Wed, August 20, 2014 12:00:26

Gli articoli seguenti sono stati inviati da Mauro Armanino, come strumento di riflessione.
(http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/marmanino/)

Sono stati tradotti dal francese dalla prof.ssa di Religione (IRC) presso il Liceo Scientifico di Savona, Anna Maria Peluffo.


Cos'hanno in comune le guerre in Ucraina, a Gaz, in Iraq, in Siria e in Libia?

di Alfredo Jalife-Rahme

Per il geopolitico messicano Alfredo Jalife-Rahme, la simultaneità degli avvenimenti esprime il loro significato: dopo aver annunciato la creazione di un'alternativa al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale, quindi al dollaro, la Russia deve far fronte allo stesso tempo all'accusa di aver

distrutto il volo della Malaysian Airlines, all'attacco a Gaza da parte di Israele sostenuto dalla intelligence militare US e britannica, al caos in Libia e all'offensiva dell'Emirato islamico nel Levante. Inoltre, in ciascuno di questi teatri di operazione i combattimenti ruotano attorno al controllo di idrocarburi, il cui mercato ha fino ad oggi operato esclusivamente in dollari.

RETE VOLTAIRE, MESSICO, 7 agosto 2014

I videogiochi «Call of Duty: Modern Warfare» (i più venduti nel mondo) oppongono gli Stati Uniti alla Russia sullo sfondo della guerra per il petrolio.

I calendari, gli organigrammi, gli schemi di informazione e le genealogie sono utili all'analisi geopolitica. Così, due giorni prima che il misterioso missile facesse esplodere in aria l'aereo della Malaysian Airlines, si è conclusa la sesta Conferenza dei BRICS (nota del traduttore: acronimo utilizzato in economia internazionale per definire Paesi con situazione economica in via di sviluppo: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e di alcuni paesi membri dell'UNASUR (nota del traduttore: Unione delle Nazioni Sudamericane), in particolar modo la Colombia e il Perù.

Il giorno precedente il lancio del missile mortale, Obama ha aumentato la pressione esercitata contro la Russia e le sue due risorse strettamente connesse che sono le banche e le risorse energetiche. “Per pura coincidenza” il giorno in cui il misterioso missile è stato lanciato in Ucraina, “Nétanyahu, capo di uno Stato che possiede l'arma nucleare, ha dato ordine al suo esercito di invadere la striscia di Gaza”, come ha ben sottolineato Fidel Castro nella sua denuncia del governo golpista ucraino che ha accusato di aver gestito “una forma inedita di provocazione” sotto il controllo degli Stati Uniti.

Cosa può sapere di questo affare il vecchio guastafeste delle Indie occidentali?

Nel momento in cui il misterioso missile mandava in frantumi l'aereo della Malaysian Airlines, uno Stato razzista e segregazionista invadeva la striscia di Gaza, contravvenendo così alle risoluzioni dell'ONU e “inimicandosi l'opinione pubblica internazionale”, come ha dichiarato l'ex presidente Bill Clinton.

Contemporaneamente, in “coincidenza” (Castro dixit) con gi obiettivi geopolitici concernenti l'Ucraina e la striscia di Gaza, gli scontri di tipo confessionale e per il controllo delle risorse energetiche hanno assunto rilevanza tra i tre paesi arabi definiti “falliti” dagli strateghi statunitensi, ossia Libia, Siria e Iraq, senza parlare delle guerre nello Yemen e in Somalia.

In Libia, paese balcanizzato e distrutto a causa dell'intervento “umanitario” condotto da Gran Bretagna e Francia sotto la supervisione ipocrita degli Stati Uniti, le milizie ribelli delle Brigate Zirtan hanno sbarrato, appena due giorni prima del lancio del misterioso missile in Ucraina, tutti gli accessi all'aeroporto internazionale di Tripoli (la Capitale), mentre si moltiplicavano gli scontri tra clan rivali a Bengasi da cui provenivano le armi destinate ai jihadisti di Siria e Iraq e dove l'ambasciatore degli Stati Uniti è stato inaspettatamente assassinato.

Al di là dell'interconnessione dei flussi di armi in Libia, Siria e Iraq nella regione di Al-Qaïda/Al-Nusra e del nuovo califfato dell'Emirato islamico (Daesh), l'essenziale per le multinazionali statunitensi, britanniche e francesi del petrolio, del gas e dell'acqua è controllare le materie prime (gas e acqua dolce) della Libia, dove Russia e Cina si sono fatte ingenuamente fregare.

Quanto all'appropriazione del petrolio iracheno con il golp Gran Bretagna-Stati Uniti che è valso all'Iraq, paese egualmente balcanico e distrutto, una “guerra dei 30 anni”, sarebbe mortalmente noioso ribadire tale evidenza.

Durante il mio recente soggiorno a Damasco in cui sono stato intervistato da Thierry Meyssan, presidente del Réseau Voltaire ( nota del traduttore: Associazione per la libertà di espressione) lui mi ha confidato che l'ennesimo voltafaccia dell' “Occidente” (qualunque cosa si intenda per esso) contro Bashar El Assad è dovuto in gran parte - la maggior parte dei giacimenti di gas si trova sulla costa mediterranea - all'abbondanza di giacimenti di petrolio che la Siria possiede all'interno del paese, giacimenti che sono ormai controllati dal “nuovo califfato del XXII secolo” (Daesh).

L'interdipendenza tra petrolio e gas riemerge a Gaza cinque anni dopo l'operazione “Piombo fuso”, la cui operazione in corso “Protezione dei confini” (sic) ha ripreso l'offensiva senza che un'indagine abbia stabilito in maniera conclusiva chi sono i responsabili dell'orribile assassinio dei tre giovani israeliani – come aveva previsto, con preveggenza, Tamir Pardo, il direttore “visionario” del Mossad (nota del traduttore: Agenzia di intelligence e servizio segreto dello Stato di Israele) – e che è servito come pretesto per l'ennesima invasione israeliana della striscia di Gaza e ha provocato la morte di un gran numero di bambini.

Per il geografo Manlio Dinucci, del giornale italiano Il Manifesto, l'abbondanza di giacimenti di gas di cui rigurgita la zona marittima della striscia di Gaza è una delle ragioni dell'irredentismo israeliano.

Così come l'abbondanza di giacimenti di gas di scisto, di cui rigurgita la Repubblica autonoma del Donetsk, che cerca di separarsi dall'Ucraina o di federarsi con essa, è all'origine della feroce guerra psicologica tra i media pro-UE e filorussi per scaricare sull'avversario la responsabilità dell'esplosione dell'aereo della Malaysian Airlines. Non potrebbe trattarsi di un'operazione montata dal governo ucraino per incriminare i separatisti utilizzando delle “registrazioni” manipolate per poterli accusare di “terrorismo” e così distruggerli?

Sono due mesi che la rete Russia Today (RT), sempre più seguita in America Latina per contrastare la disinformazione dei media israelo-anglosassoni – ragione per cui è stata calunniato pubblicamente dal segretario di stato John Kerry – sottolinea l'importanza del gas di scisto nella regione di Donetsk (la parte orientale dell'Ucraina che vorrebbe ottenere l'indipendenza) e si chiede se “gli interessi dei petrolieri occidentali non siano alla base della violenza”.

Infatti la parte orientale dell'Ucraina, oggi in piena guerra civile, abbonda “di carbone e di una miriade di giacimenti di gas di scisto nel bacino del Dnieper-Donets”. Nel febbraio 2013 l'azienda petrolifera britannica Shell ha stipulato con il governo ucraino (il precedente, quello deposto da un colpo di stato neonazista sostenuto dall'UE) un accordo di ripartizione dei profitti della durata di 50 anni per l'esplorazione e l'estrazione del gas di scisto nella regione di Donetsk.

Secondo la rete Russia Today (RT), “i profitti che Kiev non vuole perdere” sono tali per cui il governo ucraino ha intrapreso una “campagna militare (sproporzionata) contro il suo stesso popolo”.

L'anno scorso, Chevron ha firmato un accordo simile (con lo stesso governo deposto) del valore di 10 miliardi di dollari.

Hunter Biden, il figlio del vice-presidente degli Stati Uniti, è appena stato nominato nel consiglio di amministrazione del Burisma, il più grande produttore di gas privato (supersic) in Ucraina, cosa che offre “una nuova prospettiva allo sfruttamento del gas di scisto ucraino”, nella misura in cui “è titolare dei permessi che coprono il bacino del Dnieper-Donets”.

John Kerry non rimane fermo in merito alla ripartizione degli utili e Devon Archer, suo ex- consigliere e coinquilino del suo figliastro, si è unito in aprile a Burisma, iniziativa che suscita la polemica.

I “permessi” di registrazione catastale per lo sfruttamento del gas di scisto ucraino possono servire come “permessi per uccidere” degli innocenti?

La divisione idraulica è in grado di dividere l'Ucraina? Questa è stata una costante della tragica storia dello sfruttamento degli idrocarburi da parte delle aziende petrolifere “occidentali” dal XX secolo.

É ovvia la constatazione che gli idrocarburi rappresentano il denominatore comune delle guerre in Ucraina, in Siria e in Libia.

Alfredo Jalife-Rahme


La politica del (dis) armo.

di Manlio Dinucci

rete Voltaire, 1 luglio 2014

Un carico di armi chimiche siriane sarà trasbordato, domani a Gioia Tauro, dalla nave danese Ark Futura a quella statunitense Cap Ray. È l’ultimo invio, con cui la Siria ha completato il disarmo chimico, sotto il controllo dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Damasco ha così mantenuto l’impegno preso nel quadro dell’accordo raggiunto con la mediazione di Mosca, che aveva ottenuto in cambio da Washington la promessa di non attaccare la Siria.

Il trasferimento e la successiva distruzione delle armi chimiche siriane – dichiara la ministra degli esteri Mogherini – «potrebbe aprire scenari ulteriori di disarmo e di non proliferazione nella regione». Tace però sul fatto che, mentre la Siria ha rinunciato alle armi chimiche, Israele ha costruito un sofisticato arsenale chimico, che resta segreto poiché Israele ha firmato ma non ratificato la Convenzione sulle armi chimiche. Lo stesso ha fatto col proprio arsenale nucleare, che resta segreto poiché Israele non ha firmato il Trattato di non-proliferazione.

Tace la Mogherini soprattutto su come gli Stati Uniti contribuiscono al «disarmo» nella regione: proprio mentre Damasco completa il disarmo chimico, dimostrando propensione al negoziato, il presidente Obama chiede al Congresso 500 milioni di dollari per armare e addestrare «membri opportunamente scelti dell’opposizione siriana». Tipo quelli in maggioranza non-siriani – reclutati in Libia, Afghanistan, Bosnia, Cecenia e altri paesi – che la Cia ha per anni armato e addestrato in Turchia e Giordania per infiltrarli in Siria. Tra questi, molti militanti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), addestrati da istruttori statunitensi in una base segreta in Giordania.

Nonostante che Damasco abbia realizzato il disarmo chimico, ed emergano altre prove che ad usare armi chimiche in Siria sono stati i «ribelli», Washington continua ad armarli e addestrarli per rovesciare il governo siriano.

Emblematica la dichiarazione del summit G7 a Bruxelles, che riflette la politica di Washington. Senza dire una parola sul disarmo chimico siriano, il G7 «condanna la brutalità del regime di Assad, il quale conduce un conflitto che ha ucciso oltre 160mila persone e lasciato 9,3 milioni in necessità di assistenza umanitaria». E, definendo false le elezioni presidenziali del 3 giugno, sentenzia che «non c’è futuro per Assad in Siria». Loda allo stesso tempo «l’impegno della Coalizione nazionale e dell’Esercito libero siriano di sostenere il diritto internazionale», mentre «deplora» il fatto che Russia e Cina hanno bloccato al Consiglio di sicurezza dell’Onu una risoluzione che chiedeva il deferimento dei governanti siriani alla Corte criminale internazionale.

Sono dunque chiari gli obiettivi di Washington: abbattere il governo di Damasco, sostenuto in particolare da Mosca, e allo stesso tempo (anche tramite l’offensiva dell’Isis, funzionale alla strategia Usa), deporre il governo di Baghdad, distanziatosi dagli Usa e avvicinatosi a Cina e Russia. O, in alternativa, «balcanizzare» l’Iraq favorendone la divisione in tre tronconi.

A tale scopo Washington invia in Iraq, oltre a droni armati che operano dal Kuwait, 300 consiglieri militari con il compito di costituire due «centri di operazioni congiunte», uno a Baghdad e uno in Kurdistan. Per condurre queste e altre operazioni, definite ufficialmente di «controterrorismo», la Casa bianca chiede al Congresso fondi aggiuntivi: 4 miliardi di dollari per il Pentagono (soprattutto per le sue forze speciali), un miliardo per il Dipartimento di stato, 500 milioni per «situazioni imprevedibili». In realtà facilmente prevedibili.

Manlio Dinucci



  • Comments(1)//senzafine.zacem-online.org/#post101

IL RUOLO DELLA MONETA SECONDO L'ISLAM da La Finanza Islamica Magazine

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Sat, August 16, 2014 12:52:42
IL RUOLO DELLA MONETA SECONDO L’ISLAM
da http://www.lafinanzaislamica.it/il-ruolo-della-moneta-secondo-lislam/

Un concetto chiave delle teorie finanziarie e bancarie moderne è il valore della moneta nel tempo, considerato variabile a motivo del fatto che la moneta, alla luce di tali teorie, viene vista come mezzo di produzione della ricchezza. Indubbiamente, la domanda e l’offerta di moneta assumono quindi un ruolo centrale e determinante sull’economia reale, ruolo che risulta essere fortemente influenzato dalle politiche monetarie delle banche centrali nazionali (ad esempio la Banca d’Italia) e sovranazionali (come la Banca Centrale Europea o il Fondo Monetario Internazionale). Le azioni dei suddetti attori si esplicano nell’emissione di titoli di stato e, dunque, nella determinazione dei tassi d’interesse. Da ciò deriva un peso preponderante della politica monetaria nell’economia moderna.

Questo sistema prevede che il capitale, quale strumento di finanziamento o investimento, debba generare un profitto, indipendentemente dall’uso che il debitore ne può fare e dal rendimento che riesca a ricavarne. Il creditore applica un tasso di interesse al denaro prestato che varia a seconda di diversi fattori, tra i quali la durata del prestito. Tale tasso ricompensa il creditore per ciò a cui rinuncia nel prestare il suo denaro in quanto, col prestito, egli si è privato delle opportunità economiche che avrebbe potuto ricavarne investendolo in altre attività redditizie, o soddisfacendo altri bisogni economici.

Secondo il Corano e la tradizione islamica, invece, Dio è il Creatore e il solo Proprietario di ogni cosa creata, e la moneta non fa alcuna eccezione a questa regola. Le monete e il denaro cartaceo in mano alle persone, ricavate dai minerali che Dio ha posto nelle viscere della terra e dagli alberi che ha piantato nella sua superficie affinché gli uomini li estraessero e li utilizzassero, sono considerati dall’Islam una cosa di cui essi sono i meri beneficiari piuttosto che i possessori, e di cui hanno diritto a disporne esclusivamente nei limiti conformi alla Volontà Divina enunciata nella Shariah. Secondo una nota tradizione trasmessa dal Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui), infatti, nel Giorno del Giudizio una delle prime cose che verrà chiesta all’essere umano sarà quella di rispondere a come avrà guadagnato il suo denaro, e di come lo avrà speso (hadith trasmesso da Tirmidhi). Questa vera e propria “sacralità” della moneta è anche il motivo per cui, nelle antiche società islamiche, al momento del suo conio essa veniva generalmente ornata da versetti del Corano e altri simboli religiosi.

Detto ciò, la concezione islamica della moneta può essere riassunta in quanto segue: – la moneta è una grazia e un dono divino; – la moneta è un mezzo d’interazione tra le persone, il cui scopo è far crescere la società secondo quel che Dio vuole per il bene dell’uomo; – la moneta non deve essere accumulata ingiustificatamente né sperperata, ma fatta circolare per lo scopo di cui sopra in modo consapevole e saggio;

Perciò, la moneta nell’Islam non viene considerata una merce ma solo un’unità di conto e un mezzo di scambio, e il suo commercio è proibito. Non avendo un valore intrinseco, essa non può pertanto soddisfare direttamente le esigenze degli esseri umani, ma essere solamente uno strumento per acquistare i beni e i servizi di cui le persone hanno bisogno, che sono i soli che, da un punto di vista sciariatico, possono essere considerati “merci” da cui trarre beneficio.

Nel caso eccezionale in cui la moneta divenga oggetto di scambio, com’è il caso di un prestito di capitale, essa non può essere gravata di un tasso di interesse, venendo così utilizzata per scopi diversi dalla sua funzione naturale. In altre parole, un prestito di 100 euro fatto oggi da un creditore X ad un debitore Y non può che essere ripagato con altrettanti 100 euro alla data stabilita per la restituzione del debito, a meno che non ci si trovi davanti ad un caso di “prestito benevolo” (in arabo: Qard al-Hassan), ossia di una particolare tipologia di contratto la cui trattazione più particolareggiata si potrà trovare in altre sezioni di questo sito. È importante sottolineare che il creditore non può richiedere per nessun motivo che gli si venga restituito più di quanto ha prestato, perché questo diventerebbe una forma di riba (usura), che è categoricamente proibita e condannata dall’Islam.

Ad ogni modo, si tenga anche presente che la proibizione del ricorso all’interesse non è considerata dai giuristi musulmani una motivazione sufficiente per negare a priori una qualche forma di aumento o di diminuzione del valore della moneta nel tempo; piuttosto, la Shariah vieta che il fattore temporale divenga una delle determinanti del suo valore. Quest’etica ha l’obiettivo di incoraggiare le persone a investire i propri risparmi in attività economiche redditizie tangibili, piuttosto che custodirli e accumularli (sottraendoli così al processo produttivo) o, ancora, per utilizzarli come merce a sé stante.



  • Comments(0)//senzafine.zacem-online.org/#post100

LA FINANZA ISLAMICA

economiaPosted by Renata Rusca Zargar Mon, July 14, 2014 18:07:40

DA:



http://www.lafinanzaislamica.it/



Intervista con Fatima Z. Habib Eddine: “Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di aprirsi alla finanza islamica”



Fatima Zahra Habib Eddine è fondatrice e direttore del nuovo magazine lafinanzaislamica.it. In questa intervista rilasciata alla redazione di “La Finanza Islamica Magazine” spiega le origini del sito internet e perché è necessario fare informazione sulla finanza islamica in Italia.

Com’è nata l’idea di un magazine sulla finanza islamica?

L’idea nasce da un interesse mio e dei miei collaboratori verso questo settore emergente. Pertanto, dopo diverse riflessioni, abbiamo pensato di coniugare le nostre conoscenze e le nostre esperienze professionali in un progetto editoriale, che renda il lettore italiano più familiare con i principi e la filosofia sui cui si basano l’economia e la finanza islamica, nonché con le tendenze odierne del mercato.

L’intenzione e l’auspicio di lafinanzaislamica.it, è quello di dare un doveroso contributo alla crescita e allo sviluppo del nostro Paese e dei suoi cittadini, nella convinzione che non ci possa essere una prosperità materiale che non passi innanzitutto da un arricchimento culturale e dall’assunzione di tutti quegli strumenti intellettuali utili ad affrontare le complesse sfide del mondo moderno. A chi gli chiedeva se legare il cammello al palo per non farlo fuggire fosse una mancanza di fiducia nella Divina Provvidenza, il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) insegnava che l’avere completa fiducia in Dio e il darsi da fare con le proprie forze erano due modi di agire complementari e non contrapposti. Da parte nostra, cerchiamo di fare nostro questo insegnamento.

Perché proprio oggi lanciate questo tipo di iniziativa? E qual è lo scopo del magazine?

La finanza islamica è un settore in forte crescita, soprattutto negli ultimi anni. Si stima che alla fine del 2014 il suo patrimonio finanziario raggiungerà i 2,1 trilioni di dollari americani. Il nostro scopo è di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di un’apertura del sistema finanziario italiano a questi strumenti.

Il nuovo magazine lafinanzaislamica.it si rivolge ad un solo pubblico musulmano o ad un pubblico trasversale?

Il pubblico al quale ci rivolgiamo è certamente variegato, e non è costituito da sole persone di fede musulmana. Pare, anzi, che l’interesse tra i giovani universitari di qualunque credo sia molto alto, e per questo motivo abbiamo anche pensato di creare una banca dati sul nostro sito, in cui raccogliere le tesi di laurea fino ad oggi svolte sul tema.

Se ti chiedessimo di presentarci in breve la finanza islamica, come ce la descriveresti?

Si tratta di un sistema economico e finanziario basato su principi islamici, che ha come scopo quello di creare benessere e giustizia sociale, condannando la creazione di patrimoni illeciti e incoraggiando la ridistribuzione della ricchezza.

Per quel che riguarda l’evoluzione di questa iniziativa editoriale, quali sono i vostri progetti futuri?

Abbiamo potuto osservare in più occasioni l’interesse dei nostri concittadini verso gli strumenti della finanza islamica. In particolar modo, la recessione economica degli ultimi anni sta spingendo investitori e piccoli risparmiatori a chiedersi se è possibile avere un sistema finanziario più orientato sull’economia reale e meno sulla speculazione, che possa quindi stimolare la crescita individuale e collettiva, creando ricchezza. I punti di riflessione sono tanti, e noi siamo aperti a collaborazioni con gli attori desiderosi di fare questi esperimenti. Ma, pur non escludendo futuri sviluppi, per il momento il nostro rimane un progetto soltanto editoriale.

Per concludere, raccontaci un po’ di te e del perché ti sei interessata alla finanza islamica. Che percorso hai seguito?

Il mio interesse per la finanza islamica nasce durante i miei studi post-universitari a Londra. Lì ho svolto un master in Business Administration all’ESCP-Europe, e tramite la scuola sono entrata in contatto col mondo della finanza convenzionale, lavorando, tra gli altri, ad un progetto di ricerca per la Europe Arab Bank sulla finanza islamica. Da quel momento, ho intrapreso una serie di contatti, in particolare con ASSAIF (l’unica società di consulenza italiana in materia di finanza islamica), che mi hanno permesso di partecipare agli eventi che si svolgevano a Londra sulla finanza islamica e sul Takaful, e di farmi una mia idea su questa realtà. Rientrata in Italia, sono stata assorbita dal mondo del lavoro, dove ho maturato esperienze interessanti in ambiti non finanziari, sia nel settore privato che presso ONG, in particolare le Nazioni Unite e Islamic Relief Italia. Con quest’ultima, ho partecipato nel 2012 all’organizzazione di una conferenza internazionale a Milano sulle opportunità offerte dalla finanza islamica nel creare sviluppo, specialmente in relazione alle comunità svantaggiate. Dopo questa esperienza decisi di incrementare ulteriormente la mia formazione accademica relativa alla finanza islamica, e al momento sto studiando per ottenere una qualifica professionale in Islamic Banking and Finance con l’INCEIF, una business school internazionale con sede a Kuala Lampur, specializzata proprio in Islamic Finance.





  • Comments(1)//senzafine.zacem-online.org/#post68