SENZA FINE - blog di Renata Rusca Zargar

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IL CONTO ALLA ROVESCIA E LA CLASSIFICA DEL NIGER di Padre Armanino

geografiaPosted by Renata Rusca Zargar Thu, May 25, 2017 19:26:29

Il conto alla rovescia e la classifica del Niger

E’spuntata lei, la Repubblica Centrafricana e ci ha soffiato il posto. Eravamo gli ultimi nella lista della classifica dello sviluppo umano. Il Niger è adesso al penultimo gradino della scalinata dei paesi del mondo. Occupiamo con una certa dignità il numero 187, e la RCA, ancora in preda alle guerra civile, si trova in fondo, al numero 188. Non ci si potrebbe attendere altro da questo paese. Una cinquantina di morti tra i civili in questi ultimi giorni dagli ex ribelli della Seleka e le armi che si vendono ai vari gruppi antagonisti perché la guerra non finisca mai. Cominciasssimo dal fondo, come sarebbe più logico fare, saremmo i primi della classe, una posizione poco invidiabile. Ci sono i paesi ad altissimo sviluppo, alto, moderato e debole. Immaginiamoci un momento di essere la noiosa Norvegia, seguita a ruota dall’Australia che deporta e abbandona i migranti nelle isole. La Svizzera che si finge neutrale e la Germania che detta le leggi dell’economia. La Danimarca e poi Singapore e l’Olanda che giocava il calcio totale senza mai vincere nulla. Sono i primi cominciando dall’altra parte, assieme all’Irlanda, l’Islanda, il Canada e gli Usa di Trump.

Meglio stare tra gli ultimi che arrivano prima. La speranza di vita in Niger si attesta ai 61 anni e poi dipende dal tempo. Al solito le donne hanno un paio d’anni di vita in più per occuparsi dei bambini e anche dei vecchi quando succede. La connessione NET è nel Paese sul due per cento e la popolazione urbana non arriva al venti per cento. La povertà e le disuguaglianze toccano specialmente le campagne con il deserto che avanza. Tagliamo alberi, facciamo legna e arrostiamo la carne di sera lungo le strade di Niamey. Sale il fumo che danza con sensualità nella polvere quando passano le macchine fuoristrada e i taxi numerati. Siamo intanto arrivati a 19 milioni e di questo passo raddoppieremo la popolazione tra 25 anni. Un bel problema verrebbe da dire, visto che ci sono le carestie ad eliminare i poveri. Qui siamo resistenti, ostinati e non ci lasciamo portar via il messia che arriverà impolverato per il viaggio tra i prossimi neonati. Ci hanno messi penultimi finchè non cominceremo il conto alla rovescia, un giorno.

Ci precedono i soliti noti dell’Africa classica dei fumetti e delle statistiche. L’Eritrea, prigione aperta che esporta giovani e coltiva la guerra per evitare la pace. La Sierra Leone che continua a fabbricare diamanti di color sangue e ne inventa uno di 706 carati. Una pietra preziosa che gli specialisti classificano tra le prime quindici più pregiate del mondo. Il Paese, invece, sprofonda al numero 180 della lista, in zona retrocessione non fosse per il Presidente che del diamante ha promesso una vendita trasparente. Nel frattempo custodisce la pietra nei forzieri della Banca Centrale del Paese. Il Mozambico in difficoltà e il Sudan del Sud che dall’indipendenza compra più armi che cibo per la popolazione allo stremo. La Guinea del minerale di ferro da esportazione, coi bambini migranti venduti in Marocco, il Burundi sull’orlo del baratro e il Burkina Faso che non riesce a completare la rivoluzione e si consola col Festival cinematografico premiando ‘Felicité, la felicità che verrà. Il Tchad che ha dilapidato il petrolio nella lotta contro il terrorismo e infine noi, nel Niger, cominciando il conto alla rovescia. Domandatelo ai migranti e vi risponderanno. Inseguono le frontiere dalla parte sbagiata e si trovano anch’essi in fondo alla lista. Producono ricchezza per gli altri e trasformano l’Agadez della storica moschea in un circo umanitario aperto al pubblico occidentale.

Per un mondo alla rovescia basta cominciare dal fondo. Gli ultimi arrivano dal mare appunto per cambiare la classifica.

Niamey, Mauro Armanino

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QUALCOSA DI GEOGRAFIA di Angela Fabbri, Ferrara

geografiaPosted by Renata Rusca Zargar Sun, May 21, 2017 10:30:35
QUALCOSA di GEOGRAFIA

Stanotte in TV, durante l’intermezzo comico della Littizzetto, ho sentito che la Geografia è sparita dalle scuole italiane.

Se ne fa proprio poca poca poca.
In un mondo che vuol chiamarsi GLOBALE.
E mi affaccio sul ricordo.

Quando, nel 1961, mio fratello Daniele (che frequentava il 1° anno del Liceo Scientifico) doveva improvvisamente fare una ricerca su 2 Paesi africani, nell’ambito del programma di Geografia previsto: PAESI EXTRAEUROPEI.
E qui cominciò la famosa ricerca del TOGO e del DAHOMEY.
Mamma, Papà, Daniele e io fummo promossi Esploratori, almeno sulla carta.
Togo e Dahomey, non ne avevamo mai sentito parlare.
Unica traccia: Paesi Africani.
Mia madre, maestra elementare e da sempre appassionata di Geografia, fu colpita nel vivo.

<< Sono rimasta indietro! E non me ne sono accorta. Bruno! (è il nome di suo marito, cioè mio padre) Dobbiamo assolutamente aggiornarci e comprare un Atlante nuovo! Sui miei non c’è traccia di quei 2 Paesi! >>

Il Papà Bruno, divenuto ragioniere lavorando di giorno e studiando alle Scuole Serali, che parlava perfettamente sia il dialetto ferrarese che l’italiano, ma che veniva periodicamente preso in giro dalla mamma per aver letto un solo libro “L’età preziosa” (libro di cui peraltro si disfò appena possibile regalandolo al figlio grande Daniele quando questi raggiunse l’età di 14 anni), insomma il Papà Bruno aprì la scarsella e sborsò per l’acquisto di un Nuovissimo Atlante (si capiva dal titolo che era davvero recente: Nuovissimo invece che ‘Novissimo’ come gli altri che giravano per casa) che venne scelto in formato portatile, ma spesso come un Vocabolario.

Io, che avevo 10 anni, guardavo da papà a mamma e poi al fratello Daniele, coinvolta come quarto in quell’affascinante partita di ping pong che aveva come premio la scoperta del TOGO e del DAHOMEY.
E in 4 presenziammo all’apertura del LIBRO.
La mamma sfogliò, sfogliò finché aprì la finestra sull’AFRICA. Un’Africa che davvero non avevamo mai visto. Tutta spezzettata in cento colori. Gli stati grossi non c’erano più, mentre c’erano tanti e tanti nuovi nati.
In quel frangente, 2 degli Esploratori furono lasciati a casa:
Io, che dell’Africa ricordavo solo l’Egitto e il grosso Congo Belga.
E mio padre, che andò a leggere i suoi Giornali di Economia e Finanza.

In cucina rimasero mia madre e mio fratello Daniele, occhi sgranati e maniche rimboccate, a stendere sul tavolo di marmo (al posto della sfoglia) le basi di quella ricerca su Paesi di cui, a Ferrara, nel 1961, non avevamo nemmeno sospettato l’esistenza.

E mia madre esclamò << Al lavoro! Adesso non sono più SPAESATA! >>. Era piena di voglia d’imparare. E la mia l’ho avuta da lei.

NdA

Ai giorni nostri:

Il TOGO è ancora il TOGO.

Il DAHOMEY è diventato il BENIN.

Lo so. Ho fatto una ricerca.

(Angela Fabbri, Ferrara, notte fra 14 e 15 maggio 2017)



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LA SPAL IN SERIE A di Angela Fabbri, Ferrara

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Sun, May 21, 2017 10:24:54
La SPAL in Serie A

Oggi, dopo quasi mezzo secolo, la SPAL è tornata in Serie A.

L’ho gridato a mio papà Bruno (classe 1917). Lui non c’è più da molto tempo, ma ci ha giocato da ragazzo (finché non si prese la polmonite) e guadagnava allora le famose 1000 lire al mese.

Sono felice. Per la mia città, per la squadra, per mio padre e anche per me che mi piaceva giocare a calcio con un pallone vero fra le zampe.

A vent’anni, durante l’università, mi scelsero per un ‘provino’ quelli della DALL’OCA, che aveva una squadra femminile. DALL’OCA era un nome commerciale importante, ma abbinato a una squadra di donne mi suonava piuttosto beffardo. Di peggio ci sarebbe stato solo se lo sponsor si fosse chiamato GALLINA o DELLE GALLINE…

Mi provarono in attacco. Non so con quale risultato.

Mi provarono in difesa. E qui, armata di un coraggio fuori misura, caricai la centravanti avversaria (che era appunto 2 volte me) per impedirle l’accesso alla porta.

Mi trovai scaricata alle sue spalle, lunga distesa come una rana spiaccicata per terra.

Per anni mi son chiesta come ciò aveva potuto accadere e l’ho saputo solo recentemente da un giocatore << Sai, lei si è chinata, e ti ha lasciato passare sopra con tutto il tuo slancio… >>

Fatto sta che non ne volli più sapere di strapazzare la mia preziosa testa a quel modo.

L’allenatore venne a casa a parlare con mio padre, dicendo che mi voleva in squadra, che ero brava…

Ma, prima che lo facesse entrare, dissi a mio padre di salvarmi, che non volevo più saperne di calcio e corsi a rifugiarmi in camera.

Ai giorni nostri, quando la mia testa per troppo utilizzo impazza per i fatti suoi, mi vien da pensare che forse sarebbe stato meglio se allora l’avessi messa in gioco, anche finendo più volte al giorno raso terra.

(Angela Fabbri, Ferrara notte fra 12 e 13 maggio 2017)

I più grandi complimenti alla SPAL!




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CATENE di Angela Fabbri (Ferrara)

spiritualitàPosted by Renata Rusca Zargar Sat, May 20, 2017 13:01:25
CATENE

Sento un peso sul collo.

E la testa si china sempre di più.

“ Stai mettendo altre catene… “

Sarà la cervicale.

Ma sento un giogo sul collo che mi china all’ingiù.

“ Liberati dalle tue catene, finalmente! “

Non posso. Non a quest’ora. Il mio vicino di sotto già dorme e oggi si è portato anche la sua ragazza a letto.

Immagina il fragore! Io che mi alzo dalla sedia e frullo le mie catene in giro e poi sopra la testa e le lancio via contro i muri.

E scoppio in un pianto fragoroso come i marosi del mare, ricadendo seduta, la faccia nelle mani che rìvolano delle mie lacrime di tempesta!

Perché scopro stanotte le mie catene, quelle da cui sono stata incatenata e quelle che io ho aggiunto di mia spontanea volontà!

No no. Queste cose della Bestia che ritorna Bella vanno vissute in un castello fatato, ovattato dai boschi innevati, con solo l’orchestra del vento che accompagna.

Mica in un condominio!

(Non spiego altro, ognun scelga le sue)

Angela Fabbri

(Ferrara, notte tra 1 e 2 aprile 2017)



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PERSINO I RIFIUTI PRENDONO IL TRENO

politica e legislazionePosted by Renata Rusca Zargar Sat, May 20, 2017 12:30:25

PERSINO I RIFIUTI PRENDONO IL TRENO

Al netto di tutta la propaganda politica della campagna elettorale perpetua e della guerra tra i partiti, mi ha incuriosito molto la notizia che i rifiuti romani siano trasferiti all’estero.

Non in Somalia, come si potrebbe immaginare, in qualche discarica abusiva a cielo aperto, ma in Austria e, probabilmente, pure in Germania.

Ho letto che i rifiuti prendono il treno.

Sperando che i poveri rifiuti non subiscano i “viaggi della speranza” (ben noti ai pendolari con ritardi e soppressione di convogli), ho tirato un sospiro di sollievo.

Almeno, il famoso trasporto su ferro, invece che su gomma costosa e inquinante, mai attuato in Italia, ha avuto la sua realizzazione!

Le domande che mi pongo, però, sono ancora molte. Ad esempio, come faranno i paesi più (non dico civili) avanzati e puliti di noi a farsi carico dei nostri rifiuti? È per caso la politica del buon samaritano?

Forse, no. Infatti, ogni anno, 70mila tonnellate di rifiuti di Roma vengono convertiti dalla EVN a Zwentendorf, a circa 60 chilometri da Vienna, in energia elettrica impiegata in 170mila case in Austria. Più precisamente, i rifiuti vengono bruciati e convertiti in gas che genera vapore; il vapore viene incanalato nella vicina centrale elettrica e convertito in energia.

Se pensiamo che sia assurdo spedire la spazzatura a 1000 chilometri di distanza, dobbiamo, però, capire che l’alternativa sarebbe continuare ad ammassare i rifiuti nelle discariche (già alla canna del gas, in tutti i sensi!) e produrre così emissioni di metano con un forte impatto in termini di emissioni di CO2. È evidente che sia molto meglio inviarli a impianti ad alta efficienza.

Subito dopo, però, dobbiamo chiederci come mai noi siamo intasati dai rifiuti e gli altri paesi ne facciano, invece, uno strumento di energia e benessere.

L’Ama di Roma paga 100mila euro a convoglio e alla EVN, sempre ogni convoglio, ne frutta 100mila.

Mah!

L’Italia, che è “popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e trasmigratori”, come diceva qualcuno, non potrebbe, magari, divenire, almeno un pochino, popolo di ingegneri e di gente normale di buon senso?

Renata Rusca Zargar

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http://www.controluce.it/notizie/persino-rifiuti-prendono-treno/

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da AVAAZ: perché firmare le petizioni

societàPosted by Renata Rusca Zargar Fri, May 19, 2017 14:56:31
Cari avaaziani,

Ho una confessione assurda da fare. Ho fondato Avaaz, e non firmo molte petizioni.

Ogni volta penso “sì ok, ma che differenza fa se aggiungo anche la mia firma?”, mi sembra di poter fare cose più importanti, come far sì che le nostre petizioni arrivino con forza ai destinatari.

Ma meno male che il resto di noi non fa lo stesso ragionamento. Perché, certo, la 1.035.823esima firma non fa da sola la storia, ma quel milione di firme tutte assieme la possono fare. Quelle firme vengono da un milione di persone che sperano e che ci credono. Che vogliono fare la loro parte, non importa quanto piccola, per migliorare le cose. E senza queste scelte di ciascuno di noi, il nostro movimento semplicemente non esisterebbe.

E nella vita di tutti i giorni è uguale. Ognuno di noi può essere quello che salta la fila, che non vota, che evade le tasse, o ignora un amico in difficoltà. Ma non lo facciamo. Perché?

Perché questo è quello che siamo. Perché è la cosa giusta da fare. Perché siamo cresciuti imparando a voler bene e ad aiutare gli altri. Perché sappiamo che sarebbe un mondo molto peggiore se tutti smettessero di fare la loro parte.

Ho sempre ammirato la decenza delle persone in questo nostro movimento. Per me siete un insegnamento continuo. E riflettendo sul perché firmiamo, ho ripensato al fatto che non firmo molte petizioni. E mi impegno a firmare di più. A fare anch’io questo gesto semplice e collettivo che ci fa sentire uniti agli altri nell’avere speranza, nel prendersi cura, con quel particolare tipo di forza che è possibile solo quando siamo uniti.

Clicca qui sotto per leggere e unirti a una chat globale e multilingue sui motivi per cui ognuno di noi firma (e manda messaggi, condivide, chiama, dona, manifesta). Questi tempi richiedono da tutti noi un impegno per i bisogni della nostra comunità e del mondo -- trova ispirazione nei motivi per cui firmiamo e condividi il tuo:

Perché firmiamo

So che molti di noi sono ispirati e motivati nel vedere scorrere la lista dei nomi degli altri firmatari sulle pagine delle campagne. Lo sono anch’io. Ora ci troverete anche il mio nome.

Con gratitudine per questa comunità così bella e sorprendente,
Ricken e il team

PS: ovviamente le petizioni sono solo l'inizio delle nostre campagne -- e le campagne di Avaaz sono tra le più efficaci e strategiche al mondo, campagne che non accettano un "no" come risposta e che non mollano mai fino alla fine! Molti di noi vedono solo la petizione iniziale. La nostra pagina delle vittorie racconta come sono andate a finire tante storie iniziate con una semplice firma.


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Poesia di ANASTASIA

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Mon, May 15, 2017 18:22:13

Scrivo di te

Scrivo solo di te ...

scrivo solo del tuo amore ...

perché solo questo adesso sento …

sono brividi di emozioni,

sogni,

sorrisi,

lacrime …

sei tu l immenso in ogni goccia di me …

forse sono una bambina

ingenua ma penso di scrivere

con il cuore …

il cuore che hai rubato

con i tuoi occhi e la tua voce ...

sei lo specchio trasparente

di ogni mio pensiero …

vorrei morire dentro al tuo sguardo,

ai tuoi occhi di ghiaccio,

vorrei entrare nella tua anima

per capire cosa pensi ogni volta

che mi guardi e sorridi ...

vorrei essere una rosa

per poter sbocciare

sul tuo corpo e

farti splendere con i miei colori

Anastasia



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Andare al cinema. Considerazioni a margine del film: The circle

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Mon, May 15, 2017 13:38:01

Andare al cinema

Considerazioni a margine del film: The circle

Approfittando della promozione “Cinema2day” che consente di andare al cinema il secondo mercoledì del mese pagando solo 2 euro, ho deciso mercoledì scorso di trascorrervi la mia serata.

Confesso che non sono una grande appassionata di cinema, se si escludono i film storici, e che non metto piede in una sala da anni. La scelta della pellicola è stata orientata da ciò che era possibile alle ore 20 (due chance) e, quindi, ho privilegiato un soggetto, The circle, che, se non fossi stata spinta dalla casualità, non avrei mai scelto.

L’alto volume delle musiche e del parlato, lo schermo grande a cui non ero più abituata, la grafica colorata e moderna che fa apparire in primo piano i messaggi dei social, mi hanno fatto penetrare nella vicenda. Appassionante.

Il racconto è tratto da un romanzo distopico (contrario di utopia che descrive, cioè, una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista, spesso ambientata in un futuro prossimo, nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici) di Dave Eggers che, ovviamente, non ho mai letto.

Forse, il film non è quello che i critici si aspettavano (ho letto pareri negativi), eppure sollecita fortemente delle riflessioni alle quali, se si è onesti, non si può sfuggire.

La società tecnologica, i social, le telecamere sempre più piccole e quasi invisibili, tolgono la privacy alle persone, le fanno vivere ogni momento su un palco virtuale con milioni di followers (escluso tre minuti per andare in bagno).

Sembra, appunto, uno scenario apocalittico.

Eppure, questo “controllo” porterebbe a eliminare stupri, violenze, terrorismo, pedofilia… Tutti, essendo super osservati, sarebbero fermati prima di delinquere. La protagonista stessa viene salvata, mentre sta per annegare nella baia, da una telecamerina che la riprende.

Oggi, viviamo in un mondo davvero orribile. Escludendo le guerre e le calamità naturali che distruggono l’umanità, avvengono molti altri fatti atroci.

Ad esempio, dal 2006 al 2016, le donne uccise in Italia sono state 1.740, di solito per mano di un ex compagno, fidanzato o marito. Non parliamo, poi, degli attentati terroristici che falciano vittime del tutto innocenti e casuali…

Forse, a qualcuno, giustamente, darebbe fastidio essere “sorvegliato”.

Ma se ciò potesse servire a salvare altre vite umane, se potesse fermare il dolore delle famiglie di chi viene stuprato, torturato, ucciso, non ne varrebbe la pena?

La protagonista afferma, tra l’altro, che, se sappiamo di essere visti, ci comportiamo meglio, e questa è una verità innegabile. Diceva, molto tempo fa, il Profeta Maometto che una metà della popolazione deve essere soggetta alle leggi per comportarsi rettamente, mentre solo una piccola parte persegue il bene comunque.

Ragionare su questi fatti, che già stanno avvenendo (senza che ne abbiamo il governo), non può farci male.

Fermo restando che, persino nel film, i “padroni” di The Circle, che vantavano tanto l’utilità della trasparenza, mantenevano se stessi e le loro attività nella privacy più stretta!

Renata Rusca Zargar

http://salauno.it/the-circle-film-da-vedere-nel-2017-recensione-e-opinione/

http://www.liguria2000news.com/andare-al-cinema-considerazioni-a-margine-del-film-the-circle.html




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SE N SO Mostra a Valleggia (SV)

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Mon, May 15, 2017 13:32:31



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LEGGERE LA LETTERATURA CLASSICA PER DIVERTIMENTO

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Sat, May 13, 2017 18:35:19


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Poesie di Reynaldo Armesto Oliva da Cuba

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Thu, May 11, 2017 13:25:02

SE DISPARA

Pudo ser, mas hoy a mano

el recuerdo se dispara

bajo un cielo que declara

lo pasado ver lejano.

Al camino voy temprano

con fortuna, alzar la vista,

tarde gris fue la conquista

de buscar entierra ajena

un ritual que se encadena

presto a dar a quien desista.

REYNALDO ARMESTO OLIVA, CUBA



MORAL
EJA

Tras un viejo amanecer

se pospone la partida

temerosa, compartida

de callar y padecer.

Mal de si dejar de ver

desterrada la esperanza,

el murmullo que no alcanza

desistir de hacer el viaje

a quien cambia de equipaje

por inclinar la balanza.

REYNALDO ARMESTO OLIVA, CUBA





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IL DIALOGO SEMPRE! di Guglielmo Loffredi

societàPosted by Renata Rusca Zargar Wed, May 10, 2017 11:22:45
IL DIALOGO SEMPRE!

Questa frase significativa l'ho trovata scritta, la scorsa estate, in uno scontrino fiscale di una pasticceria. Mi era sembrata così fuori posto all'inizio; pensai ingenuamente che magari nello scontrino di una libreria avrebbe fatto migliore figura? Una sciocchezza ovviamente! Evitai di perdere tempo a valutare quale fosse lo scontrino migliore ad ospitare la frase. Successivamente mi soffermai sul forte sostantivo: "dialogo" accompagnato dall'avverbio "sempre". Il bisogno di dialogo oggi è divenuto necessario come il pane; a fronte delle chiusure umane, spirituali, culturali e politiche che ci assediano, ci dividono e ci possiedono. Ho la percezione, in questo periodo, che abbiamo rinunciato al coraggio delle idee, dei valori, dell'incontro. Senza il dialogo nessuna relazione tra persone, tra persone e istituzioni , tra sistemi politici-economici è destinata al successo. Il dialogo non è la somma aritmetica dei monologhi armati di ragioni e di equazioni. Ma il ponte sul quale possiamo incontrarci, edificato sulla Verità, Responsabilità e Rispetto di noi e dell'altro, su ciò che ci ha costruiti e su ciò in cui crediamo, sulle differenze e le somiglianze con l'altro noi in attesa di una Riconciliazione. Anche la storia ci aiuta a mantenere alto questo "sempre". Ad esempio possiamo ricordare che nella storia del dialogo tra Islam e Cristianesimo, Francesco d'Assisi e il Sultano di Egitto Malik al Kamil si incontrarono per la volontà indomita di Francesco nel Settembre del 1219, nei pressi del Cairo. Quella storica intesa, io credo, può essere riconosciuta anche oggi come modello di una pedagogia dell'incontro ostinata, irrinunciabile per la Pace nel mondo. In questo abbraccio Dio può avere nomi diversi ma è l'amore che attraversa il Bene Comune.

Guglielmo Loffredi

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RAGAZZE MIE di Lilly Ippoliti

arte e culturaPosted by Renata Rusca Zargar Wed, May 10, 2017 11:14:59


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MI DIFENDO O NO? E COME? di Angela Fabbri

politica e legislazionePosted by Renata Rusca Zargar Sun, May 07, 2017 13:51:23

MI DIFENDO o NO ? E COME ?

di Angela Fabbri

Al 5 di aprile avevo scritto così:

Sento continuamente parlare di quale reazione si può avere a un’aggressione che ci viene fatta in casa. Cioè nella nostra casa, quella dove abitiamo.

E si dibattono sul fatto dell’uso di una pistola per difendersi dal violatore della proprietà privata (tale è, anche se la casa non ci appartiene).

Si può, non si può, come si può, come non si può.

Fotografano la scena: dove stavi, dove stava l’aggressore, era armato lui, ti sei armato tu e se sì perché l’hai fatto, hai sparato tu ma lui ti aveva solo detto che ti sparava ( e quindi non ha sparato perché non ha fatto in tempo ), l’aggressore si è preso paura e è scappato ma tu avevi il dito che tremava sul grilletto e ti è partito un colpo che l’ha preso di schiena…

Ragazzi! Ma quali armi, quali armi ha per difendersi, una persona aggredita di sorpresa?

Sono una donna normale, non ho pistole sparse nei cassetti e se un estraneo me ne porta in giro per casa posso innervosirmi molto.

E magari usare armi improprie.

Perché non tiriamo fuori la classica padella? Visto che in cucina il mattarello (che forse verrà rispolverato dalle prossime elezioni politiche) non si usa più.

Al 4 di maggio, dopo l’approvazione della Nuova Legge sulle Aggressioni, mi è venuta spontanea una scenetta:

Mi entra in casa un ladro.

O è un semplice intruso?

E’ giorno o notte?

Boh, facciamo che è notte così è più semplice rientrare nella Legge di cui parlo.

Impugno la pistola, regolarmente detenuta (vedi il mio Porto d’Armi nel cassetto del comò) e la punto sull’intruso.

Comincio l’Interrogatorio, secondo la Legge.

Ma l’intruso, che ha evidentemente meno scrupoli di me e più pratica in simili frangenti, mi prende il polso, torce la mia mano ancora ben salda sull’arma e m’infila la canna della pistola in bocca (‘pistola’ intesa qui come rivoltella, il calibro non lo ricordo).

A questo punto si sono realizzate tutte le condizioni richieste dalla Legge.

Sono in pericolo di vita.

E posso premere il grilletto.

(Angela Fabbri, Ferrara notte fra 4 e 5 maggio 2017)



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L'ANELLO DI FUOCO di Angela Fabbri, Ferrara

politica e legislazionePosted by Renata Rusca Zargar Sat, May 06, 2017 14:58:23
L’ANELLO di FUOCO

Non è più la linea che congiunge idealmente i punti principali della terra dove c’è attività vulcanica.

Ai giorni nostri è la linea che congiunge realmente i punti principali della terra dove vengono prodotte ARMI.

E anche l’altra linea che ne deriva di stretta conseguenza, legando tutti i punti dove queste ARMI fanno FUOCO.

E FIAMME.

Noi, CREDIAMO, l’economia del mondo si basi sul LAVORO, sul lavoro di noi singoli esseri umani che costruiamo insieme da artigiani (insegnando, tirando su case,

fabbricando scarpe, mobili, abiti…). Ed ecco la nostra disperazione quando quel lavoro viene a mancare.

Ma l’economia del mondo si basa sulla guerra e la guerra si fa con le armi e c’è sempre qualcuno a cui servono, direttamente o indirettamente.

C’è sempre qualcuno che ha da dire la sua (ma guarda un po’! dovrebbe essere un diritto) e qualcun altro che, suggerendo non sia ancora tempo, risponde a fuoco.

Adesso non ci sono neanche più rivoluzioni, la gente viene massacrata prima. Prima di poter alzare la propria voce.

E il mondo viene frastornato e coperto incessantemente dal vento polveroso e infuocato di un mai interrotto reportage di guerra, che soffoca sotto una coltre di macerie le vittime reali e, virtualmente, noi, quelli di cui sopra, che pensavamo solo di lavorare per costruire.

Era una grande illusione. Ci lasciano costruire finché gli conviene, poi preparano la distruzione che gli conviene.

Noi siamo scemi.

E parlo di noi piccoli, che tutta la vita abbiamo cercato la PACE.

Escludendo da questa, però, almeno le RIUNIONI di CONDOMINIO…

In buona sostanza, siamo tutti probabili GUERRAFONDAI, nelle faccende alla nostra portata. Per questo ci siamo seppelliti sotto le LEGGI, comode, calde coperte protettive.

(Angela Fabbri, Ferrara notte fra 25 e 26 aprile 2017)



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